Stupro di gruppo a Caivano, parla un’attivista: “La scuola è latitante, sostituita dalla strada. La droga è l’unica cosa che non manca”

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Parco Verde a Caivano è stato spesso descritto come un “inferno”, specialmente alla luce degli atroci crimini di violenza ai danni di due giovani tredicenni. Questo quartiere sta ora vivendo un “clima di morte e di deserto”, come lo ha descritto Padre Maurizio Patriciello, che invoca una maggiore presenza dello Stato nella zona.

La giustizia sta ora indagando su quanto accaduto, con due inchieste parallele che potrebbero coinvolgere fino a 15 giovani, alcuni dei quali sono affiliati a elementi di spicco della camorra. Le vittime, ora in una casa famiglia, stanno seguendo un percorso di sostegno, mirando alla loro reintegrazione nelle famiglie di origine.

Nel contesto di questo dramma, politici e attivisti sociali chiedono azioni concrete. La Segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha sottolineato l’importanza dell’educazione alle differenze sessuali nelle scuole. Tuttavia, a Caivano, l’obbligo scolastico rimane teorico, con molteplici testimonianze che evidenziano la sua non applicazione.

Un’osservazione pungente proviene da Bruno Mazza, fondatore dell’associazione “Un’infanzia da vivere”, in un colloquio con il quotidiano Il Manifesto.

Con 12 anni di esperienza carceraria, Mazza parla con una profonda conoscenza di causa. Lamenta l’assenza di sostegno per i giovani del quartiere e svela la profonda collusione con la camorra, incluso il tentativo di ostacolare il suo lavoro sociale. Sottolinea anche come molti problemi radicati a Parco Verde iniziano all’interno delle famiglie, ancor prima di manifestarsi per strada. Nonostante sia entrato in carcere con solo la quinta elementare, Mazza è riuscito a diplomarsi dietro le sbarre, lamentando solo di non aver riconosciuto l’importanza dell’educazione prima.

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