Studio: le furbizie non ripagano. Lettera

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inviata da Mario Bocola – I libri di testo in uso nelle scuole primarie, secondarie di I e di II grado riportano al termine di ogni capitolo ed anche, a volte, di ogni paragrafo una sintesi dell’argomento oppure una mappa concettuale che riepiloga i concetti salienti della lezione.

La sintesi e la mappa concettuale hanno una precisa validità psicopedagogica, cioè quella di permettere all’alunno di fissare meglio nella mente quello che ha studiato per poi ricordarlo ed esporlo durante l’interrogazione.

Invece accade che l’alunno al momento della verifica orale spesso espone soltanto sulla breve sintesi (che ha imparato a memoria, semmai senza capirci un’acca) oppure sulla mappa concettuale, senza peraltro comprendere bene le parole chiavi e i collegamenti riportati nella stessa mappa concettuale.

Inoltre si comprende come gli alunni non studiano piacevolmente le discipline orali, tant’è che all’interrogazione conferiscono con le modalità sopra descritte, cioè quelle agevoli delle sintesi e delle mappe concettuali; inoltre gli stessi alunni sono soliti ad esempio studiare nell’ora di storia gli argomenti di geografia, affermando se il docente se ne accorge e li riprende: “prof. non ho avuto tempo di ripetere”, oppure se chiamati alla cattedra o dal posto per la verifica orale: “prof. mi da’ cinque minuti per ripetere?”.

In realtà quei cinque minuti si trasformano in quarti d’ora perché l’alunno in quel momento non sta ripassando la lezione, ma la sta studiando o cercando di comprenderla in modo superficiale e raffazzonato!”.

Questa è la realtà della scuola, cioè una scuola tutt’altro che seria, dove gli alunni imparano non i contenuti delle discipline, bensì come farla franca all’interrogazione aggirando l’insegnante.

Non sanno che il danno lo fanno a loro stessi e che la vita prima o poi li ripagherà delle furbizie adolescenziali.

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