Studiare “troppo” le guerre puniche rischia di essere “troppo” pericoloso. Lettera

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Inviata da Emanuele Lelli – Ogni tanto bisogna pur dar ragione ai nostri bistrattati ministri della Repubblica. È il caso del ministro per l’innovazione tecnologica Roberto Cingolani, e della sua pur estemporanea dichiarazione sulla poca spendibilità lavorativa dello studio delle guerre puniche.

Al di là del fatto che, nell’attuale sistema scolastico italiano, le guerre puniche si studiano ormai una sola volta (nel biennio superiore), con una breve anticipazione nell’ultimo anno delle elementari, di fronte all’uscita del Ministro chi scrive si è sentito particolarmente in colpa, visto che in un suo volume di storia per il biennio delle superiori (100 lezioni di storia. Da Minosse a Carlo Magno) ha dedicato ben ventisei pagine proprio allo scontro tra Roma e Cartagine.

Ma sicuramente il Ministro Cingolani ha ragione, quando ritiene che studiare “troppo” le guerre puniche rischia di essere inutile. Forse addirittura pericoloso.

Pericoloso perché, studiando “troppo” le guerre puniche, i nostri ragazzi imparano probabilmente “troppe” cose, nel bene e nel male. Studiando la politica di potenza e protezionismo di Roma e Cartagine, le due superpotenze del III sec. a.C., imparano che l’inevitabile risultato di ogni simile politica è lo scontro aperto.

Studiando come i Romani colsero il pretesto per muovere guerra a Cartagine, a quel tempo alleata in base a un trattato di amicizia, imparano quanto sia fragile la legittimità degli accordi internazionali nel momento in cui prevalgono interessi economici nazionali. Studiando le straordinarie invenzioni tecniche e scientifiche messe a punto dai due contendenti di allora nelle varie fasi della guerra, imparano quanto i momenti di crisi siano motori proprio di innovazione tecnologica. Studiando la vicenda di Attilio Regolo, che torna da prigioniero a Cartagine per farsi condannare a morte, per mantenere la parola data, imparano quanto sia raro il rispetto della legittimità delle leggi di un paese avversario nelle controversie internazionali.

Studiando, infine, le imprese di Annibale e di Scipione, protagonisti appena trentenni della politica e dell’immaginario dei loro popoli, entrambi ostacolati internamente da politici ben più anziani e conservatori, i nostri ragazzi imparano quanto sia difficile, per i giovani, farsi strada nello scenario della storia. Davvero, studiare “troppo” le guerre puniche rischia di essere “troppo” pericoloso.

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