Studiare latino: la tecnologia può aiutare, impariamo ad usarla

di redazione

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Prof. Giuseppe Serra – Platone nel “Fedro” racconta, per bocca di Socrate, che Theuth, inventore della scrittura, propone al faraone d’Egitto di insegnare la scoperta ai sudditi prospettando che con questa essi avranno un aiuto per la memoria e diventeranno più saggi.

Il faraone ribatte che venendo meno l’esercizio mnemonico a causa dell’affidamento delle conoscenze alla scrittura, i discepoli non acquisiranno la saggezza, ma l’apparenza della saggezza.

Dopo di che la scrittura proseguì la sua evoluzione e il suo percorso e noi oggi facciamo della scrittura lo strumento base dell’istruzione e della trasmissione della cultura alle nuove generazioni nonché raccomandiamo vivamente la lettura per diventare saggi.

Prima dell’invenzione della scrittura gli studenti apprendevano a memoria i testi. Dopo tale invenzione il tempo dedicato allo studio mnemonico di questi diminuì notevolmente a vantaggio della riflessione su di essi.

Veniamo al caso nostro.

Per quanto concerne il latino, oggi ci troviamo di fronte alle innovazioni del computer e del cellulare: è sufficiente che l’alunno clicchi le prime due o tre parole della versione assegnata e subito il computer o il cellulare gli sforna la traduzione.

Opporsi alla tecnologia è perfettamente inutile: quella va avanti imperterrita. La cosa migliore è imparare a servirsene.

E’ vero che servirsi della tecnologia richiede la fatica di cambiare i metodi acquisiti e convalidati dall’esperienza, ma vanificati dal progresso.

Questa fatica, come pure il progresso, è comunque il destino dell’uomo, collocato nel giardino di Eden per coltivarlo: non affrontarla è pigrizia, affrontarla vuol dire migliorare le condizioni umane.

L’utilizzo dell’informatica per lo studio del latino (come per qualunque altra disciplina) promette un notevole ampliamento sia quantitativo che qualitativo dell’apprendimento.

Ma in che modo? Qui sta il busillis.

Una soluzione potrebbe consistere nel sostituire la traduzione con la comprensione: visto che gli alunni trovano la traduzione su internet, anzicchè assegnare loro dodici, quindici righe da tradurre faticosamente (?!), se ne assegnano trenta o quaranta o cinquanta o anche di più (la quantità sarà stabilita con la sperimentazione) e, usando il computer, si richiederà, come primo esercizio di comprensione, di:
1 – riportare il testo latino in costruzione sul computer, scrivendo una riga sì e una no, stamparlo e nella riga vuota, a mano in corsivo, riportare la traduzione in modo corrispondente.

N.B. Poiché il latino è, di solito, più conciso dell’italiano e lo stampato è più ridotto del manoscritto, sarà opportuno distanziare i vocaboli latini in modo da avere la corrispondenza spaziale tra lo stampato con la traduzione italiana manoscritta.

– spiegare là dove la traduzione non è letterale,
2 leggere e rileggere il testo latino cercando di capirlo in modo “immediato”, cioè senza la mediazione di una traduzione sia pure solo mentale e saperlo leggere con le dovute pause.

Come secondo esercizio, per facilitare e consolidare la comprensione del latino, nonché per raggiungere lo scopo di imparare meglio l’italiano, si propone l’analisi lessicale, individuando e riportando sul computer:
1 da una parte, i vocaboli che da latini sono diventati italiani (e, magari, come lavoro interdisciplinare, anche francesi, spagnoli, e perché no, inglesi o il corrispondente con la stessa radice in tedesco (e, di conseguenza, in inglese) e, per il liceo classico, in greco), evidenziandone, per l’italiano, l’eventuale variazione di significato, comporre la “famiglia” del vocabolo in italiano e, magari, anche in latino, evidenziando specialmente i composti dei verbi e analizzando i significati dei vari “familiari”.
2 da un’altra parte, sul computer, riportare, con il significato, i vocaboli che in italiano non sono arrivati, ma ci hanno trasmesso dei derivati (es.: bellum bellico, bellicoso, belligerante) e riportarli (i derivati).
3 da un’altra parte ancora, sul computer, riportare, con il significato, i vocaboli che non sono in alcun modo pervenuti in italiano e memorizzarli.

Sul computer sarà facile tenere i tre gruppi di vocaboli sempre in ordine alfabetico, non ripeterli più volte e impararli bene.

Inoltre, con il confronto costante tra latino e italiano, anche la morfosintassi sarà appresa molto più facilmente.

Con l’analisi e l’apprendimento lessicale latino e italiano, gli alunni impareranno non solo il lessico latino, ma anche quello italiano (di cui spesso si lamenta la carenza) e per di più nel significato più profondo, grazie all’etimologia. Acquistando una conoscenza lessicale del latino molto ampia di quanto non acquistino con il metodo tradizionale, e facendo esercizio di comprensione “immediata”, come spiegato sopra, la morfosintassi (il cui apprendimento già sarà facilitato dal confronto costante tra latino e italiano) entrerà facilmente nell’inconscio e gli alunni impareranno facilmente a – carduccianamente – “legger … di latino”.

In particolare si consiglia di insistere per un bel po’ sempre sullo stesso autore perché ogni scrittore ha un suo lessico, una sua costruzione, un suo stile. Leggendo, per un po’, sempre lo stesso autore, anzicchè saltare da un autore all’altro, si apprende più facilmente il “suo” latino. Appreso il latino di quell’autore (possibilmente cominciando dal più facile), il latino del seguente, sarà solo più una “variante” del precedente e si tratterà di imparare semplicemente la “variante”. Così si arriverà senza particolare fatica dal più facile al più difficile.

Precisazioni e programmazioni.

Se riflettiamo in modo approfondito sulla morfosintassi latina e la confrontiamo con quella italiana, ci accorgiamo che la vera, principale e sostanziale differenza tra le due lingue consiste, essenzialmente, nell’uso della declinazione. Pertanto, terminato l’apprendimento delle declinazioni, dei pronomi e delle conugazioni (elementi essenziali della morfologia), si potrebbe passare subito alla lettura degli autori latini (usando il metodo sopra esposto) incominciando da Eutropio, l’autore latino classico più semplice (scriveva per gli imperatori, esperti nell’arte militare e bravi generali, ma, quanto a cultura, di norma, piuttosto rudes) e più vicino all’italiano.

Se Eutropio dovesse sembrare troppo impegnativo, nessuno proibisce di cominciare con il latino popolare (biblico) più semplice e più vicino all’italiano, anche se, talvolta, con una morfosintassi più italiana che latina (forse anche questo potrebbe aiutare).

Cammin facendo e gradualmente, con metodo induttivo, si completerà lo studio della morfosintassi accennando ai vari argomenti ogni volta che si incontrano e, dopo un po’, affrontandoli espressamente, con lo stesso metodo con cui si studia la morfosintassi italiana.

La formulazione metodologica dello studio della morfosintassi latina allo stesso modo di quella italiana è già stata iniziata, almeno embrionalmente, dal sottoscritto.

In conformità con il metodo proposto si potrà pensare a formulare dei nuovi manuali improntati al metodo induttivo anche per l’apprendimento delle declinazioni, pronomi e coniugazioni, come “prodromi” e sfruttando al massimo il latino presente nell’italiano secondo un metodo definito A ritroso e per gradi (Retrorsus gradatimque).

Su questo il sottoscritto sta lavorando da molto tempo e ritiene di aver trovato il bandolo della matassa. Grazie poi al corona virus che ha costretto l’umanità al ritiro forzato, il sottoscritto ha potuto lavorare assiduamente con la prospettiva di concludere presto l’opera.

Dopo Eutropio si potrà passare alla lettura di Fedro, quindi Cornelio Nepote, Cesare, Ovidio …

Passando al triennio si potrebbe seguire il filone storico-letterario che avrebbe il vantaggio di unificare lo studio del latino sulla linea portante della letteratura: mentre si studia Ennio, si leggono e si analizzano, secondo l’aspetto lessicale, morfosintattico, contenutistico e letterario, i suoi framenti; mentre si studia Plauto, se ne leggono e analizzano un paio di commedie e così di seguito.

Una cosa è certa: sono tante, troppe, le considerazioni che ci inducono a pensare che il metodo tradizionale non sia (per lo meno, non sia più) valido.

Innovando e utilizzando la tecnologia, lo studio del latino potrà migliorare decisamente diventando (e perché no?) anche piacevole, un gioco da ragazzi!

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