Studenti protestano contro alternanza scuola lavoro. Anief: hanno ragione

di redazione
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Anief – “Gli studenti hanno ragione a protestare oggi contro questa alternanza scuola-lavoro: a distanza di oltre due anni dall’approvazione della Legge 107/2015 che ha potenziato il progetto di collegamento con le aziende, gli studenti del triennio finale delle scuole superiori continuano ad avere pochissime tutele e attendono ancora l’approvazione dello statuto dei loro diritti che garantisca qualità e gratuità degli stage”:

a dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel giorno del primo sciopero studentesco contro l’alternanza scuola-lavoro, previsto dalla Buona Scuola, voluto dall’Unione degli Studenti e che ha trovato il sostegno di molte altre associazioni.

“Ad oggi – scrive Il Fatto Quotidiano – si contano 1,5 milioni di ragazzi delle superiori più o meno equamente ripartiti tra le classi terze, quarte e quinte dell’ultimo triennio di tutti i percorsi di studi in alternanza scuola-lavoro e 143mila tirocini universitari che hanno visto un incremento del 116 per cento negli ultimi cinque anni. Nonostante le pubbliche denunce i giovani continuano a sentirsi sfruttati”. In alcuni casi sono state avviate delle vere e proprie vertenze, ma “i ragazzi hanno paura a fare nomi e cognomi, temono ritorsioni”.

Per il sindacato, le rimostranze degli studenti sono legittime. “Con la riforma Renzi-Giannini – continua Pacifico – le attività di alternanza Scuola-Lavoro sono diventate formazione didattica a tutti gli effetti: per gli studenti, le esperienze pratiche svolte in azienda, ma anche nei musei, diventano infatti anche requisito d’ammissione agli Esami di Stato. Peccato che non ci sia ancora uno statuto nazionale utile per stipulare convenzioni con i datori di lavoro, in modo da scongiurare il rischio di sfruttare i ragazzi, magari lasciandoli tutto il giorno a fare le fotocopie o a pulire i bagni. Come il nostro sindacato ha da tempo denunciato. Questa necessità, inoltre, creerà non pochi problemi agli studenti privatisti, che non hanno potuto svolgere attività di alternanza scuola-lavoro”.

Solo qualche mese fa, con le nuove regole in atto, in Sicilia, dei giovani hanno denunciato di essersi ritrovati a fare i camerieri, i gelatai e le maschere del cinema. Oppur di servire hamburger ai tavoli e allevare cozze. O ancora, di fare i commessi per una nota casa di moda, in attesa che questa selezionasse lavoratori all’altezza della situazione. La studentessa di un alberghiero di Bari è finita a lavare i bagni e a fare volantinaggio, per dodici ore consecutive. Non si tratta di casi isolati. Premesso che si tratta di uno sfruttamento indegno per un Paese moderno, queste esperienze rimangono lontanissime dall’attuazione del comma 37 della Legge 107/2015, nel quale si parla di stage e di “coerenza dei percorsi stessi con il proprio indirizzo di studio”.

Eppure, in base alle nuove norme, l’Alternanza scuola-lavoro è destinata a diventare uno dei tasselli più importanti del nuovo Esame di Stato della secondaria: la stessa delega sulle “norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato”, Atto n. 384, prevede che dal 2018 l’andamento degli stage aziendali, oltre che le lezioni tenute da esperti esterni, su sicurezza e di impresa formativa simulata, sarà oggetto di valutazione ai fini dell’ammissione dell’Esame di Stato, ponendo non pochi problemi agli studenti privatisti, che per ovvi motivi nella gran parte dei casi non possono vantare quell’esperienza formativa in ambienti di lavoro “attigui” al diploma che si sta conseguendo.

A risolvere il problema non possono essere nemmeno i mille tutor inseriti nelle scuole, attraverso la sottoscrizione di un accordo con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, frutto di un progetto in capo all’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro): l’iniziativa prevede, infatti, un tutor ogni 5 scuole secondarie di II grado, con l’obiettivo, annunciato la Ministra Fedeli, che “possa essere presente almeno un giorno a settimana per istituto”.

“Il problema – continua Pacifico – è che i tutor non possono essere così pochi. Ne servono almeno il doppio. Se si considera che in un istituto superiore sono impegnate negli stage, in media, tra le quindici e le venti classi del triennio finale, significa che stiamo parlando di circa 400 studenti a scuola. Quindi, in tutto, un tutor è chiamato a seguire ben 2mila allievi l’anno. Molti dei quali svolgono le attività di alternanza scuola-lavoro in contemporanea: è evidente che il numero di tutor deve essere incrementato, altrimenti la sua visita settimanale a scuola rappresenta solo un controllo di routine senza alcun beneficio sull’attività dei ragazzi in formazione”.

Diventa anche importante verificare l’efficacia della piattaforma Miur per l’applicazione dell’alternanza, annunciata da tempo dallo stesso Ministero dell’Istruzione. Lo stesso vale per la carta dei diritti degli studenti e delle studentesse in alternanza, su cui un mese fa è arrivato il via libera della Conferenza Unificata, in precedenza del Consiglio di Stato e su cui a breve si esprimerà il Consiglio del Ministri.

Il sindacato ricorda che si tratta di un atto dovuto e atteso da tempo. La Buona Scuola, al comma 37 prevede “un regolamento, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con cui è definita la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro, concernente i diritti e i doveri degli studenti della scuola secondaria di secondo grado impegnati nei percorsi di formazione di cui all’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53, come definiti dal decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, con particolare riguardo alla possibilità per lo studente di “esprimere una valutazione sull’efficacia e sulla coerenza dei percorsi stessi con il proprio indirizzo di studio”.

Anief reputa, pertanto, fondamentale l’approvazione del regolamento-base nazionale, indicante le regole organizzative per svolgere le esperienze in azienda, presso gli enti accrediti dalla Camera di Commercio, proprio al fine di evitare fenomeni di mancata formazione e sfruttamento. Sarebbe anche importante, a tale scopo, rimettere mano al Testo Unico sulla sicurezza, il D.L. 81 del 2008, riguardante i piani predisposti dalle scuole organizzatrici e dalle aziende ospitanti gli allievi. Oltre che incentivare le aziende, operando assieme al Ministero del Lavoro.

Oggi in piazza gli studenti “Alternanza scuola lavoro deve essere didattica alternativa, di qualità”

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