Studenti pendolari, “figli di un Dio minore perché non vaccinati”

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Si allarga la protesta degli studenti non vaccinati contro il provvedimento che consente di salire in autobus soltanto agli studenti con Green Pass, a partire dal 6 dicembre

Dal 6 dicembre, scrivono gli studenti, “noi pendolari, possiamo recarci a scuola, solo se vaccinati, o se ci sottoponiamo al tampone a pagamento, ma, relativamente alla prima opzione, molte famiglie hanno scelto di non vaccinare i propri figli, e tale scelta è stata condivisa da noi, consapevolmente. Tra l’altro è una scelta consentita dalla legge, mentre, relativamente alla seconda opzione, essa risulta palesemente onerosa”.

Gli studenti hanno inviato una lettera anche al Provveditorato agli studi di Ragusa. In essa sostengono come il provvedimento che entra in vigore il 6 dicembre costituirebbe “una violazione del diritto all’struzione costituzionalmente garantito, in quanto ci impedisce, se non vaccinati, di frequentare regolarmente la scuola”.

“Questa normativa appare discriminatoria per le famiglie numerose e per quelle meno abbienti, che più frequentemente sono le stesse al cui interno si verificano casi di abbandono o di prolungate assenze.” aggiungono gli autori della missiva.

“A nulla valgono gli sforzi dell’istituzione scolastica messi in campo per combattere l’abbandono scolastico, se poi subentrano norme di tale portata. Ricordiamo che per rendere la scuola italiana aperta a tutti, senza distinzioni e con pari opportunità, è indispensabile il servizio di trasporto pubblico, e che le famiglie non possono sobbarcarsi, nè il costo del trasporto privato, nè tantomeno quello dei tamponi. Sarebbe questa la scuola inclusive di cui tanto si parla?”.

Altra questione riguarda la sottoscrizione degli abbonamenti da parte delle famiglie dei quali secondo il presidio “No green pass” di Ragusa, vengono, in itinere e unilateralmente, “cambiate le condizioni di trasporto. “

Gli studenti chiedono pertanto al Provveditorato scolastico di essere esonerati da questa misura discriminatoria – conclude il Presidio – ed in ultima analisi invocano la garanzia del diritto allo studio e la possibilità di non interrompere il diritto all’istruzione, attraverso il ricorso alla Dad”.

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