Studenti, Natale sui libri? No, grazie

di Giuseppe Lavenia
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Risale a qualche giorno fa l’invito del Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, rivolto ai docenti, e alle scuole in generale, di “alleggerire” i compiti durante le vacanze di Natale.

L’idea del ministro è quella di dare alle famiglie la possibilità di trascorrere del tempo insieme, far rilassare i ragazzi permettendogli di potersi dedicare alle cose che amano di più.

Sono da sempre favorevole a che le vacanze siano vacanze nel modo più pieno possibile. E’ necessario poter passare più tempo in famiglia e avere più momenti condivisi per fare una passeggiata all’aria aperta tutti insieme, per andare a qualche mostra, per vedere un film, per parlarsi, per ascoltarsi, per conoscere le emozioni degli altri… Per ritornare ai sensi e al sentire. Meno compiti, quindi, potrebbe essere uguale a più famiglia. 

Ma cosa succederebbe se realmente ai ragazzi non venisse assegnato alcun compito per le vacanze? Veramente il tempo libero verrebbe impiegato per coltivare passioni e relazioni? Il rischio è che i ragazzi di oggi non sanno più cosa vuol dire crearsi delle attività da soli. Proprio per questo, è importante che sia la stessa scuola a proporre a questi ragazzi delle alternative, magari insegnando loro anche a lavorare sull’empatia e sulle emozioni. Altrimenti, si potrebbero ritrovare tutti (adulti compresi) a passare le vacanze natalizie attaccati ai propri smartphone. Invece, proprio questo stacco dalla routine potrebbe essere una giusta occasione per fare un buon detox dagli strumenti digitali. Essere presente è già un dono.

Insegniamo ai nostri ragazzi a ridare valore alle proprie emozioni e al proprio corpo, a condividere momenti belli e brutti con i propri familiari, ma questo va fatto tutto l’anno. Non rischiamo di arrivare la sera di Natale “impreparati” e “imbarazzati” di fronte ai nostri familiari perché per tutti gli altri mesi non siamo stati in grado di rapportarci con loro. Sviluppiamo l’empatia verso il prossimo e torniamo a relazionarci tra di noi. La tecnologia deve essere un valore aggiunto e non sostituirsi alla nostra “vita”. Non confondiamo il reale con il virtuale e non permettiamo a quest’ultimo di impossessarsi dei nostri rapporti.

Oggi noi adulti siamo costretti a proporre alternative ai nostri ragazzi per evitare che passino ore e ore con i telefonini in mano in quanto i giovani non sanno più annoiarsi. Non esistono momenti “morti” per riflettere o sviluppare la propria creatività, coltivare hobby o semplicemente scambiare due chiacchiere. Con le nuove tecnologie saltano da una chat a un social come fossero cavallette e passano molte ore connessi senza ascoltare davvero cosa accade nel loro campo emotivo e nel corpo.

Il tornare ad apprezzare la noia e la solitudine è forse una delle eredità più importanti che possiamo lasciare alle nuove generazioni. I ragazzi di oggi sono la generazione del “tutto e subito”, come se i fatti della vita si potessero compiere e svolgere alla stessa velocità di un click. Genitori e scuola invece dovrebbero far riflettere sulle tante possibilità che la vita offline può offrire.

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