Studenti giudicheranno docenti con questionario? I trucchi per avere buone valutazioni: dal prof orsacchiotto all’effetto Fox

di Paolo Damanti
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Ha fatto il giro del web la notizia divulgata dalla nostra testata circa la possibilità che gli studenti giudichino i docenti attraverso un questionario. Un sistema diffuso nel mondo anglosassone e che è oggetto di profonde critiche.

Il “Customer satisfaction” è una pratica di questionari di gradimento ormai in uso nelle Università italiane e che l’attuale Governo vorrebbe utilizzare anche per le scuole superiori, dove è stato oggetto, tra l’altro, di sperimentazione.

La sperimentazione VALES, infatti, prevedeva un sistema di questionari che sono stati distribuiti agli insegnanti con l’obiettivo di rilevare informazioni sul clima scolastico, sull’organizzazione e il funzionamento della scuola, sulla progettazione didattica; agli studenti, invece, è stato chiesto delle loro relazioni con i compagni, con i docenti, della qualità dell’insegnamento.

Le anticipazioni del Sottosegretario Faraone

Principio ripreso dal Sottosegretario Faraone che ha anticipato la volontà di coinvolgere gli studenti nel processo di valutazione dei docenti con la somministrazione di test per un giudizio sulla puntualità, la capacità espositiva, l’efficacia della didattica.

Già in uso nelle Università italiane

La pratica del “Customer satisfaction” è già in utilizzo presso le Università italiane dove vengono redatti periodici report sul grado di soddisfazione dei servizi, inclusi i docenti.

Tra le domande rivolte quella della “capacità del docente di stimolare/motivare l’interesse verso la disciplina”; “la percezione della chiarezza espositiva del docente”; “la reperibilità del docente”; il “carico di studio”. Facile ipotizzare che quest’ultimo punto viene spesso giudicato negativamente.

Didattica di forma e non di contenuti

I problemi, però, sono altri. Infatti, il “Customer satisfaction” è già ampiamente utilizzato nel mondo anglosassone (e non solo), dove si è sviluppata una notevole letteratura sui pro e i contro.

Recentemente un articolo pubblicato su “Economics of Education Review” sostiene che  rendimento scolastico degli studenti è correlato negativamente alle valutazioni dei loro professori. In altre parole, i docenti che sono classificati con voti più bassi in termini di soddisfazione degli studenti possono effettivamente essere i migliori insegnanti.

Anche la rivista “Psychonomic Bulletin and Review” si è espressa con un simile giudizio, affermando che  gli studenti danno voti alti ai docenti che mostrano confidenzialità e hanno carisma, ma che nessuna di queste qualità è correlata con i punteggi dei test alti degli studenti. I docenti che, invece, hanno voti più bassi sono quelli i cui studenti mostrano risultati migliori nel lungo perido. Insomma, basta fare il figo per avere una buona valutazione, anche se quest’atteggiamento non mi porterà a formare per bene i miei studenti.

L’insegnante orsacchiotto

Critica mossa al sistema è legata ad una tendenza, laddove sono stati introdotti i test di valutazione dei docenti, a trasformare le lezioni in puro “entertainmant” nel tentativo di rendere gli studenti “felici a tutti i costi”. Pratica diffusissima nel Collage statunitensi e della quale gli stessi docenti non fanno segreto.

Non sono rare le testimonianza di docenti che sono riusciti ad azzerare le valutazioni negative da parte degli studenti attraverso un atteggiamento acritico, insegnando il minimo indispensabile ed elargendo valutazioni positive. Questi tipi di insegnanti vengono chiamati “insegnanti orsacchiotti”.

Effetto Fox

Uno studio interessantissimo e ben noto riguarda quello che è stato definito “effetto Dr. Fox”. Un attore professionista è stato ingaggiato per una conferenza che aveva quali uditori degli educatori professionisti. La conferenza non ha affrontato nulla di sostanziale, ma è stata svolta in uno stile entusiasta e autorevole, grazie alle doti dell’attore. Ai professionisti era stato detto che avrebbero ascoltato il Dr. Myron Fox, un esperto in applicazione della matematica al comportamento umano. Alla fine della conferenza, il Dr Fox ha ricevuto soltanto feedback positivi e nessuno del pulpito si è accorto della bufala. Immaginate se al posto dei professionisti si fossero trovati liceali.

Questo ci dice, supportato anche da studi successivi, che gli indici di ascolto di una lezione sono più fortemente influenzati da questioni stilistiche superficiali più che sul reale contenuto.

Un altro interessante studio ha, invece, chiesto a degli studenti di descrivere la personalità di un insegnante (ad esempio, “fiducioso”, “dominante”, “ottimista”, ecc), sulla base di video di 30 secondi, senza audio. Le valutazioni sono state molto simili a quelle, poi, effettivamente assegnate agli insegnanti a fine trimestre. Ciò dimostra ulteriormente che i contenuti non sono centrali nel giudizio.

Tutti a lezione dal consulente di media

Esperimento ulteriormente significativo è stato quello del prof Ceci, un insegnante del corso di Psicologia dello Sviluppo di una Università americana, che tra il primo e il secondo semestre è andato a lezione presso un consulente media per migliorare lo stile delle sue lezioni. In particolare, il professor Ceci è stato addestrato a modulare il suo tono di voce e ad utilizzare i gesti delle mani mentre si parla. Senza modificare nulla dei contenuti, è riuscito ad ottenere, nel secondo semestre, valutazioni dagli studenti di gran lunga superiori rispetto alle precedenti. L’assurdo è che ha ottenuto votazioni superiori anche il libro di testo utilizzato, pur essendo identico a quello del semestre precedente. Gli studenti, inoltre, credevano effettivamente di aver imparato di più. Impressione, però, smentita dai test.

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Rapporto snaturato

Per concludere, il modello “Customer satisfaction”, almeno secondo gli esempi presi in considerazione, rischia di snaturare quel rapporto tra docenti ed alunni che è basato sull’interesse da parte dell’insegnante di insegnare e non di apparire o ammaliare. Rapporto che a volte è basato anche sull’attrito che può trasformarsi in motivazione. Si può anche insegnare senza fuori d’artificio, ma con passione ed umiltà e per questo essere ottimi insegnanti. Infine, per concludere … sicuri che gli studenti siano dei “customers”?

“Sarebbe bello poter insegnare senza valutare e senza essere valutati”

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