Studenti contro i test standardizzati: la rivolta americana

di Patrizia Del Pidio
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I test standardizzati, sistema su cui si basa l’intera scuola americana, sono sempre più spesso contestati da studenti, genitori e docenti.

I test standardizzati, sistema su cui si basa l’intera scuola americana, sono sempre più spesso contestati da studenti, genitori e docenti.

Come accade anche in Italia con i questionari Invalsi anche in America i test standardizzati sono fortemente contestati,  la differenza principale è che in America essi sono parte integrante del sistema scolastico da almeno 50 anni.

Le autorità scolastiche sono state costrette dalle continue e sempre più feroci polemiche suscitate dai questionari a risposta multipla, a ripensare al ruolo di queste prove.

Presenti in ogni grado di istruzione i test standardizzati sono usati come metro di giudizio degli studenti che , però, iniziano a ribellarsi arrivando persino al boicottaggio dei PARCC e degli SBAC.




Le prova di valutazione standardizzate sono rifiutate non solo dagli studenti ma anche da genitori e docenti poiché ritenute deboli e inefficaci nel valutare le vere potenzialità degli studenti, oltre ad essere costosi. I test incidono anche sulla valutazione degli insegnanti e sul loro salario visto che da essi si deduce quanto un docente sia stato bravo con i propri alunni.

Emblematico il caso del New Jersey dove le famiglie si sono ribellate ai test PARCC cui dovevano essere sottoposti tutti gli studenti tra gli 8 e i 9 anni e tra i 16 e i 17 anni. Dalla rivolta si è giunti al voto di 3 proposte di legge della Commissione Educazione dell’Assemblea dello Stato,  che  sono state votate all’unanimità chiedendo una moratoria di 3 anni sui test, il loro divieto sui bambini delle scuole dell’infanzia fino agli 8 anni e la libertà dei genitori di decidere se farli fare o meno ai propri figli. Anche se non c’è al momento nessuna legislazione  che permetta agli studenti di chiamarsi fuori dai test standardizzati, il mese scorso al primo giro di test hanno boicottato la partecipazione il 5% degli studenti (circa 50mila studenti). Il prossimo mese al round successivo di test si prevede un boicottaggio più alto e le conseguenze concrete di tali azioni ricadranno direttamente sulle scuole: in quegli istituti dove oltre il 5% degli studenti non partecipa ai test saranno possibili sanzioni da parte del governo federale oltre alla possibilità della perdita dei finanziamenti.

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