Studenti che cambiano anche tre scuole e tendenza alla licealizzazione. Qualcosa nell’orientamento non funziona, ecco cosa prevede la riforma

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I tempi richiedono cambiamenti, oggi ci troviamo davanti a fenomeni che “ai nostri tempi” (forse ormai troppo lontani), sarebbero stati ritenuti davvero rari, se non rarissimi. Questo è il pensiero che corre leggendo una intervista apparsa sul Corriere alla presidente provinciale dell’ANP di Torino.

La liceizzazione

La preside Di Liberti dirige un liceo e tra i fenomeni che ha osservato in questi anni c’è quello che ha definito “tendenza alla licealizzazione”. Che si traduce in una richiesta abnorme di iscrizione per i licei che porta annualmente ad una lista d’attesa considerevole che spesso non si riesce a soddisfare. Tanto che la sua scuola s’è dovuta dotare di un regolamento che punta a dare la precedenza ai casi di fragilità documentati.

Qualcosa non va nell’orientamento

Altra questione delicata.  La dirigente, infatti, ha osservato che nella città, quando gli studenti incontrano difficoltà, tendono a cercare di cambiare scuola. Ciò ci suggerisce, ad intuito, due cose: 1. gli studenti tendono ad evitare le difficoltà e invece di affrontarle cercano la via più “semplice”, che nello specifico è il cambiamento di scuola; 2. l’orientamento non funziona bene, se ci troviamo davanti ad un fenomeno tale da essere così empiricamente evidente.

Così, la Di Liberti ha anche suggerito che sarebbe utile un orientamento più accurato in entrata, basato sulla didattica orientativa nelle scuole medie, e una maggiore consapevolezza da parte delle famiglie riguardo al progetto di vita degli studenti e ai loro sogni.

Altra questione riguarda la consapevolezza degli studenti che devono assumere relativamente alle proprie capacità e alla scelta di una scuola in base alle loro inclinazioni e interessi, anziché alla facilità o difficoltà del percorso.

Il nuovo orientamento

Basterà il nuovo sistema di orientamento che il Ministero ha varato pochi giorni fa? Il MIM (Ministero istruzione e merito) corre ai ripari e ha pubblicato, infatti, le nuove linee guida e il decreto ministeriale riguardante la riforma del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per l’orientamento scolastico.

Il nuovo orientamento dovrà garantire un processo di apprendimento e formazione permanente, destinato a seguire un progetto di vita.

Dall’anno scolastico 2023/2024, le scuole secondarie di primo grado e il primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado dovranno organizzare 30 ore di orientamento ogni anno scolastico, anche extra curriculari.

Gli studenti e le famiglie avranno, inoltre, accesso a una piattaforma digitale che fornirà informazioni e dati per una scelta consapevole nel passaggio dal primo al secondo ciclo di istruzione, basata sulle competenze chiave e sugli interessi degli studenti.

Inoltre, saranno attivati “campus formativi” sperimentali, che offriranno una panoramica completa di tutti i percorsi secondari attraverso la collaborazione tra scuole e istituti di formazione.

I docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, infine, saranno formati per svolgere la funzione di tutor di gruppi di studenti, fornendo consulenza alle famiglie nella scelta dei percorsi formativi e delle prospettive professionali. Saranno inoltre previste iniziative di formazione specifica per i docenti tutor.

Linee guida e Decreto

La lettera del Ministro

Il Ministro Valditara ha anche inviato una lettera alle famiglie, affrontando la delicata questione dell’orientamento. Il Ministro ha sottolineato l’importanza di lavorare insieme come famiglie, studenti, insegnanti e istituzioni per valorizzare i talenti di ogni studente. La lettera include anche informazioni sulla domanda del mercato del lavoro e sulle opportunità lavorative offerte da ogni regione. Offre anche una panoramica su come i giovani si indirizzano dopo il diploma, sia verso il mondo del lavoro che verso l’università. Il Ministro, in particolare, ha incoraggiato gli studenti a fare scelte che rispecchino i loro sogni, talenti e progetti di vita, con l’aiuto dei genitori e il supporto degli insegnanti.

Perché questa riforma

Basta partire dall’esperienza della Dirigente per comprendere che le nuove generazioni hanno necessità di un diverso approccio che li porti alla giusta scelta di studio per costruire il proprio futuro. Una riforma che punta a rafforzare il legame tra il primo e il secondo ciclo di istruzione e formazione, per permettere agli studenti di fare una scelta consapevole e ponderata basata sui loro talenti e potenzialità. Nonché, fondamentale, contrastare la dispersione scolastica e favorire l’accesso all’istruzione terziaria.

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