Studentessa usa telefono in classe. Genitori ricorrono contro sanzione e vincono. Ecco perché

di Avv. Marco Barone
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Dei genitori agivano per impugnare la sanzione disciplinare comminata dall’Istituto Comprensivo OMISSIS nel 2017 nei confronti della propria figlia frequentante e il terzo anno della scuola secondaria di primo grado.

Alla studentessa veniva irrogata la sanzione disciplinare del richiamo scritto in ragione del contestato avvenuto utilizzo di telefono cellulare in assenza di autorizzazione del docente. Veniva inoltre impugnato il verbale del Consiglio di Classe nella parte in cui risultava la decisione di assegnare all’alunna un voto in condotta pari a sette.

Gli atti giungono al T.A.R. Lombardia Milano Sez. III, Sent., che si pronuncerà con provvedimento del 13-06-2018, n. 1494

In diritto

Mancato rispetto della forma del procedimento disciplinare

Ritiene il Collegio che il ricorso – nella parte in cui si rivolge avverso il richiamo scritto – sia fondato essendo meritevoli le censure, aventi carattere assorbente, con le quali si evidenzia che la sanzione avversata sarebbe stata applicata in assenza di contraddittorio ed in difetto di istruttoria, non avendo l’Amministrazione adeguatamente accertato se la condotta sanzionata sia effettivamente ascrivibile alla ricorrente. Al riguardo va innanzitutto chiarito che, ai sensi del regolamento disciplina approvato con delibera del Consiglio di Istituto n. 148 del 2015, l’ammonizione scritta costituisce una vera e propria sanzione disciplinare applicabile agli studenti che abbiano utilizzato telefoni cellulari, registratori e riproduttori audio-video o attrezzature informatiche in assenza di autorizzazione del docente. Si deve pertanto ritenere che il richiamo scritto rivolto all’alunna ricorrente – con cui viene appunto stigmatizzato l’utilizzo senza autorizzazione di un telefono cellulare al fine di effettuare la registrazione di un breve filmato – costituisca una vera e propria misura sanzionatoria.

Ciò premesso, si deve ora osservare che l’art. 4, terzo comma, del D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249 (Regolamento recante lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria) stabilisce espressamente che “Nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni”.

Una norma analoga è poi contenuta nel richiamato regolamento di disciplina approvato dall’Amministrazione scolastica resistente, laddove vengono individuate specifiche garanzie procedurali volte ad assicurare il rispetto del principio del contraddittorio.

Nel caso di specie l’Amministrazione non ha rispettato tale principio non avendo inviato all’interessata alcuna contestazione degli addebiti e non avendo, a maggior ragione, provveduto ad acquisire, nel corso del procedimento, le ragioni dell’incolpata.

Va poi osservato, da un punto di vista sostanziale, che la sanzione è stata applicata in quanto l’alunna è risultata essere protagonista di un breve filmato, poi postato sui social network. Come osservato in sede cautelare, l’Amministrazione ha però omesso di accertare se la ricorrente fosse consenziente all’effettuazione delle riprese ed alla successiva pubblicazione del video. Elementi questi che avrebbero dovuto e potuto essere accertati acquisendo innanzitutto, in sede procedimentale, una ricostruzione dei fatti dalla diretta interessata.

E’ pertanto opinione del Collegio che l’omessa attivazione delle garanzia partecipative non sia risolta in una violazione meramente formale, ma abbia anche determinato una insufficiente ricostruzione fattuale della vicenda, ciò che costituisce una ulteriore causa di illegittimità del provvedimento sanzionatorio avversato.

Ne consegue che, come anticipato, le censure in esame devono essere accolte.

Sul voto in condotta

Per quanto concerne il voto in condotta, ritiene il Collegio che sia fondata la censura con cui si deduce la violazione dell’art. 3, comma 2, del D.M. n. 5 del 2009.

Stabilisce tale disposizione che la valutazione del comportamento dello studente “…in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale…”.

Ciò premesso si deve osservare che – nel caso di specie – non risulta che all’alunna siano stati contestati addebiti ulteriori rispetto a quello di cui si è discusso in questa sede. Si è visto peraltro che l’accertamento della condotta che ha giustificato l’emissione della misura sanzionatoria è stata effettuato in assenza del necessario contraddittorio, con risultati non sufficientemente sicuri.

Si deve pertanto ritenere che anche la valutazione della condotta sia affetta da illegittimità in quanto basata – a quanto risulta e in mancanza di ulteriori specificazioni da parte dell’Amministrazione intimata – su un unico episodio peraltro neppure adeguatamente ricostruito.

Va per queste ragioni ribadita la fondatezza della censura.

In conclusione, il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, va disposto l’annullamento degli atti impugnati.”

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