Studentessa bocciata per troppe assenze ma non viene informata del rischio, fa ricorso. Sentenza

di Avv. Marco Barone
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Una sentenza molto interessante del TAR Lazio, che provvedimento 11231/2019 del 23 settembre 2019,accoglie il ricorso di una studentessa, bocciata, per delle insufficienze e per delle assenze eccessive.

Fatto

Con l’atto introduttivo del giudizio parte ricorrente chiedeva l’annullamento del provvedimento di non ammissione della ricorrente alla classe successivo adottato dal Consiglio di Classe di un liceo. Per i giudici il ricorso proposto deve trovare accoglimento per contraddittorietà e difetto di adeguata motivazione.

In particolare, nell’atto impugnato, si rappresenta che l’alunna, nell’anno scolastico in questione, ha superato il numero massimo di assenze previsto dalla legge ai fini della validità dell’anno scolastico e pertanto non viene ammessa alla classe successiva . L’alunna in oggetto, inoltre, ha fatto registrare grave insufficienze in due materie. Dalla lettura del provvedimento impugnato risulta che in realtà la non ammissione sia motivata con esclusivo riferimento al superamento del numero di ore di assenza, posto che il riferimento all’insufficienza non viene descritto come argomento ulteriore per giustificare la non ammissione. In ogni caso, tale circostanza, ossia l’insufficienza nell’unica materia, avrebbe dovuto essere valutata dall’amministrazione al fine di considerare se sospendere il giudizio sull’ammissione o meno della ricorrente, fino all’esito dello svolgimento dei corsi di recupero, trattandosi di un’unica insufficienza. Ne discende che, sul punto, il provvedimento non appare adeguatamente motivato in ordine alla mancata sottoposizione della ricorrente ai corsi di recupero.

In caso di sforamento di assenze è onere della scuola avvisare lo studente del rischio in cui incorre

“Per quanto concerne il numero di assenze, anche a prescindere dalle giustificazioni evidenziate da parte ricorrente, emerge una contraddittorietà tra i vari atti adottati dall’amministrazione che integrano il vizio di eccesso di potere con conseguente annullamento del provvedimento impugnato. In particolare, come evidenziato da parte ricorrente anche in base alla documentazione depositata, vi sarebbe una contraddittorietà tra il numero di assenze indicate nel registro elettronico, nella pagella finale e nella comunicazione formale di non ammissione. “ ( circa 150ore di differenza). “Tale contraddittorietà unita agli altri elementi descritti da parte ricorrente, relativi alla mancata comunicazione agli studenti del numero di ore, del voto di condotta attribuito alla ricorrente e della mancata attivazione di un procedimento disciplinare o comunque di una segnalazione del monte ore e del rischio del suo superamento determinano una contraddittorietà intrinseca della motivazione con conseguente annullamento dell’atto impugnato. “

La mancata attivazione corsi di recupero o di informazione sull’andamento non vizia il giudizio di non ammissione

Al contrario, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale della sezione (cfr. Tar Puglia, Lecce, n.252/2015; Tar Torino, n.155/2015; Tar Lazio, sez. III bis, n.13155/2014; T.A.R. Lazio, sez. III bis, n. 3468 del 2014; T.A.R. Abruzzo – Pescara, sez. I, 15 aprile 2013, n.232) l’eventuale mancata attivazione delle attività di recupero o degli oneri di informazione circa l’andamento scolastico non vizia il giudizio di non ammissione alla classe successiva, tenuto conto che esso si basa esclusivamente – senza che ad esso possa riconnettersi alcun intento “punitivo” – sulla constatazione oggettiva dell’insufficiente preparazione dello studente e sul grado di maturazione personale dello stesso (Tar Napoli 4799/2009; Tar Pescara 455/2008), a fronte dei quali l’ammissione dello studente al successivo ciclo di istruzione Superiore potrebbe costituire, anziché un vantaggio, uno svantaggio per l’allievo (in termini: Tar Lombardia, Milano n.78 del 15 gennaio 2015). Alle medesime conclusioni deve pervenirsi anche con riferimento alle contestazioni mosse con riferimento alla mancata tempestiva adozione o alla mancata attuazione di un piano personalizzato di studio ovvero alla sua mancata adozione, nonché agli atti di bullismo, fatti che, di per sé, non costituiscono vizi idonei a inficiare la valutazione espressa, ma potrebbero, in astratto e salva analisi dei vari elementi della fattispecie, giustificare la tutela risarcitoria, ma non consentire l’ammissione della ricorrente all’anno successivo. In ogni caso la motivazione e il giudizio proposto, come evidenziato, fanno espresso riferimento alle misure dispensative e compensative stabilite che sono quindi state valutate dalla scuola nella formulazione del giudizio e, quindi, nell’adattare il metro di valutazione utilizzato alla condizione dell’alunna.”

Il ricorso deve pertanto trovare accoglimento con annullamento dell’atto impugnato e rivalutazione a carico della scuola della posizione della ricorrente.

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