Studentessa bocciata, genitori ricorrono perché i docenti non consegnavano originale delle verifiche scritte. Cosa hanno detto i giudici

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Dei genitori agivano per l’annullamento della nota con la quale il dirigente scolastico comunicava la non ammissione della studentessa alla classe nonché per la condanna del medesimo Istituto al risarcimento del danno biologico alla salute e di quello patrimoniale patito in conseguenza della perdita dell’anno scolastico. Si pronuncia il Consiglio di Stato con la sentenza N. 08133/2022 respingendo il ricorso e richiamando convintamente alcuni principi in materia che oramai sono consolidati.

Sussiste discrezionalità tecnica del corpo docente
I giudici ribadiscono per l’ennesima volta in questi contenziosi che secondo l’indirizzo esegetico seguito dalla giurisprudenza amministrativa, è consolidato l’orientamento interpretativo secondo cui il giudizio di non ammissione alla classe superiore costituisce esercizio della discrezionalità tecnica del corpo docente, come tale non sindacabile dal giudice amministrativo, se non per vizi di manifesta illogicità, irragionevolezza ed errore sui presupposti di fatto.

Il servizio pubblico ha come scopo quello di garantire la formazione ottimale degli studenti
Nel caso all’esame, sulla base della documentazione depositata agli atti del giudizio, è possibile evincere che il giudizio finale del Consiglio di Classe sia stato determinato, affermano i giudici, dalla constatazione obiettiva della scarsa preparazione dell’alunna, attese le numerose insufficienze riportate nel corso dell’anno scolastico. Sostenendo, pertanto, che il servizio pubblico scolastico è finalizzato alla formazione ottimale degli studenti, sicché è nel precipuo interesse degli studenti medesimi e delle loro famiglie che la valutazione della preparazione scolastica sia oggettivamente valutata, di modo che la stessa sia congrua ed adeguata rispetto al superiore livello di studi richiesto dall’avanzamento alla classe successiva.

Legittimo non consegnare le copie delle verifiche scritte per evitare il rischio di copiature
Nel contenzioso in questione è emersa la circostanza che non tutte le prove svolte dalla studentessa siano sempre state consegnate, cosa che veniva contestata, ma i giudici affermano che ciò è stato adeguatamente spiegato dai docenti, con motivazione logica e convincente: ciò è accaduto in quanto le prove in questione sono state corrette in classe e l’insegnante ha lasciato agli studenti il tempo per copiare sul quaderno le risposte errate, di cui si è sempre data puntuale e precisa spiegazione; inoltre, fin dall’inizio dell’anno scolastico si era comunicato, a genitori e studenti, che non sarebbero state date le fotocopie delle verifiche scritte, per evitare il rischio di copiature.

La famiglia deve dimostrare di assolvere i propri obblighi di controllo verso i figli
Sempre dalla documentazione depositata in giudizio, si evince che la famiglia della studentessa, contrariamente a quanto è stato prospettato nelle contestazioni sollevate, è stata più volte chiamata a conferire con i docenti e con la coordinatrice di classe, con la conseguenza che la scuola ha pienamente assolto al proprio obbligo informativo, mentre, al contrario, la famiglia non ha dimostrato di avere assolto ai propri obblighi di controllo in chiave collaborativa, rispetto al progetto educativo e scolastico dell’Istituto.

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