Studentessa bocciata, genitori fanno ricorso. Il Tar concede una seconda chance, ma viene bocciata di nuovo: “Le lacune restano”

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A Milano una studentessa che era stata già bocciata aveva ricorso al TAR per provare a non ripetere l’anno. Il tribunale amministrativo gli aveva accordato una seconda possibilità ma anche in quel caso la studentessa ha mostrato le proprie lacune e dovrà ripetere l’anno.

Ne parla Il Giorno che evidenzia un aspetto importante della pronuncia del TAR: il giudice ha sostanzialmente spiegato che, con queste premesse, promuovere la loro figlia potrebbe essere controproducente per la minorenne.

Tutto è iniziato il 12 luglio scorso, quando la diciassettenne si cimenta nella prova di recupero in matematica. Il 14, il Consiglio di classe prende atto del “2” e scioglie definitivamente la riserva nel verbale di scrutinio finale: bocciata.

Il 10 settembre, i familiari della ragazza impugnano tutti gli atti al Tribunale amministrativo, chiedendo l’immediata sospensione dell’efficacia dei provvedimenti sub judice. Dieci giorni dopo, la richiesta viene accolta: nel decreto del Tar, si legge che sono stati ravvisati “i presupposti di estrema gravità e urgenza” dell’istanza presentata.

La motivazione era la seguente: “Non risulta che l’alunna, dopo l’esito negativo della prova scritta di matematica, sia stata sottoposta a una successiva prova orale che potesse confermare o meno una tale valutazione, non avendo motivo di dubitare che le verifiche nella materia (matematica) operate durante l’anno scolastico si siano svolte attraverso lo svolgimento di prove sia scritte che orali“.

Pertanto, la studentessa ha svolto una nuova prova orale il 28 settembre e in base al decreto del TAR, tale prova ha avuto esito negativo.

Ne consegue che il giudice ha respinto la nuova richiesta di sospensiva dei genitori, tenuto conto che “l’ammissione all’anno successivo, in presenza di un grave deficit formativo anche se in una sola materia ma comunque di sicuro rilievo, potrebbe costituire, anziché un vantaggio, uno svantaggio per la studentessa”.

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