Studente ricorre per ottenere la lode alla Maturità e i giudici la impongono alla Commissione d’esame. Ecco perché e cos’è il “one shot temperato”

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Nel caso in commento uno studente all’esito dell’esame di maturità ha conseguito il punteggio di 100/100, ha dunque impugnato il verbale della sottocommissione d’esame, nella parte in cui non gli è stata attribuita la lode. Nella motivazione a giustificazione del diniego di lode la sentenza del grado precedente non ha ravvisato i profili di scorretto esercizio della discrezionalità spettante all’organo ministeriale dedotti dal ricorrente. Si pronuncia il CDS con sentenza N. 05869/2023

Negare la lode senza una motivazione compiuta è illegittimo

I giudici criticando la sentenza del grado precedente rilevano che nell’appello, la «mancanza di particolari capacità critiche e di rielaborazione» posta a giustificazione del diniego di lode impugnato contrasta con l’antitetica valutazione espressa dalla commissione ministeriale in sede di correzione delle prove di maturità svolte dal ricorrente, scritte e orali, ed in particolare dalle griglie contenute nei relativi verbali, da cui risultano plurimi giudizi positivi sulle capacità critiche dello studente. Benché in astratto non correlato in forza di automatismo ai voti ottenuti nelle prove d’esame e al complessivo percorso scolastico dello studente, il giudizio in sede di attribuzione della lode formulato nel caso in oggetto risulta dunque motivato in modo apodittico e tale da non rendere percepibili le reali ragioni dell’opposta valutazione rispetto alle prove d’esame.

Pertanto, se il diniego della lode non è compiutamente motivato, questo è semplicemente illegittimo e non è la prima volta che la giustizia amministrativa è chiamata a pronunciarsi su fattispecie analoghe.

Il principio del one shot temperato

In virtù del principio del “one shot temperato”, dunque, di regola, l’Amministrazione, a seguito dell’annullamento di un proprio atto, può rinnovarlo una sola volta, dovendo perciò riesaminare l’affare nella sua interezza e sollevando, una volta per tutte, ogni questione ritenuta rilevante, senza potere successivamente tornare a decidere in senso sfavorevole neppure in relazione a profili non ancora esaminati (Cons. Stato, III, 14 febbraio 2017, n. 660). Ed è questo il principio a cui si è fatto affidamento nel caso in questione. Per effetto dell’illegittimo diniego di attribuzione della lode quale accertato nel giudizio in commento, deve ritenersi per i giudici che l’amministrazione scolastica abbia esaurito la propria discrezionalità sul punto.

Dopo infatti essersi sottratta all’obbligo di motivare le ragioni del diniego, in sede di riesercizio del potere quest’ultima ha opposto una motivazione inconsistente e tautologica, la quale denota l’assenza di effettive ragioni ostative. Il detto principio è stato elaborato dalla giurisprudenza amministrativa per consentire all’amministrazione pubblica vistasi annullare un proprio atto di rideterminarsi, tuttavia una sola volta, con il conseguente onere di riesaminare l’affare nella sua interezza e di sollevare in quella tutte le questioni che ritenga rilevanti (di recente in questo senso: Cons. Stato, II, 4 agosto 2022, n. 6829; 22 aprile 2022, n. 3113; V, 27 settembre 2021, n. 6474; VI, 4 maggio 2022, n. 3480; 25 febbraio 2019, n. 1321).

Pertanto, dal presente annullamento deriva che l’amministrazione scolastica resistente dovrà limitarsi ad una mera attività materiale di attribuzione della lode al ricorrente. In sostanza l’appello del ricorrente è stato accolto e in riforma della sentenza di primo grado ed in accoglimento del ricorso i giudici hanno disposto che vanno annullati gli atti con essi impugnati, che non hanno riconosciuto la lode.

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