Studente promosso dal TAR, bocciatura per la famiglia. Lettera

di redazione
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inviato da Fernando Mazzeo – La sentenza del TAR che ha annullato la bocciatura di un alunno perché il padre non era informato sull’andamento didattico del proprio figlio, costituisce una inopportuna, quanto inutile ingerenza della magistratura, sull’operato dei docenti che continuano ad incontrare difficoltà a svolgere, in tutta autonomia, il proprio lavoro, ad educare secondo scienza e coscienza, utilizzando quell’unico mezzo ancora a disposizione, ovvero, la valutazione.

La promozione per legge, nel caso specifico, andrebbe letta e
interpretata come una bocciatura della famiglia che ha dimostrato
una colpevole latitanza, una estraneità interiore ed esteriore nei
confronti del figlio.

A tal proposito, bisogna ricordare che l’Articolo 30 della nostra
Costituzione e l’ Articolo 147 del Codice civile impongono ad
ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e
assistere moralmente i figli. Tale obbligo di mantenimento va visto,
chiaramente, come una complessa attività di educazione e presenza
costante, per garantire lo sviluppo psico-fisico del ragazzo.

È, pertanto evidente, che un genitore che non conosce la situazione
scolastica del proprio figlio, è un genitore assente, che si limita a
guardare e non si pone in termini di promozione e sviluppo della
personalità.

Orbene, che tipo di uomo, di società, di autenticità e responsabilità umana teniamo presente, se continuamente celebriamo lo scempio del sapere, della conoscenza, della cultura e dell’educazione?

Ricorrendo alle pastoie della burocrazia, del cavillo giuridico, del
bastone tra le ruote, non si fa altro che delegittimare un’ etica
e un agire educativo che non va alla ricerca di un bersaglio da
colpire, non divide manicheisticamente il bene e il male, ma impone
decisioni e scelte in cui ogni orientamento possa avere una precisa
valenza e forza formativa per il ragazzo.

In altre parole, durante il percorso didattico ogni docente,
supportato e non ostacolato dalla famiglia, ha il non facile
compito di contribuire efficacemente a scrivere giorno per giorno,
non in maniera formale, astratta o pregiudiziale, la storia e la
vita di ogni ragazzo.

Se la nostra società è terribilmente confusa dal punto di vista
educativo ed eccitata dalle continue proteste delle famiglie, in che
modo sarà possibile dare forma ad una “Città educativa”, a rendere
operativo un progetto formativo coerente e funzionale in ordine a
ciò che dovrebbe costituire il motore, il polo di sviluppo, il
punto forte della nostra civiltà?

Per evitare inutili difese, resistenze e contrapposizioni, nel
rispetto di certe regole democratiche indispensabili per una
riflessione efficace e produttiva, occorre uscire dai fallaci
pretesti, ritornare convenientemente a puntare sugli
apprendimenti, dare la priorità al concetto di “Vita attiva”, e
arginare il progressivo deteriorarsi delle conoscenze.

Chi insegna sa bene che, oggi, più di ieri, l’attività educativa e
didattica è molto onerosa e impegnativa. Tuttavia, una società con
livelli di aspirazione piuttosto elevati, non può ignorare
alcune incongruenze e disfunzioni del sistema educativo, le cui
soluzioni vanno, soprattutto, ricercata nel difficile rapporto
scuola-famiglia. La famiglia, infatti, spesso e volentieri si muove
in direzione opposta; accetta e collabora volentieri con esperti e
specialisti di ogni settore, ma diffida del lavoro e dell’operato dei
docenti.

Mazzeo Fernando

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