Studente picchiato in classe. Il genitore: i professori si voltano dall’altra parte

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Sono molto forti le parole del papà che ha accettato di parlare con Andrea Galli per il Corriere.it.

IL CASO

Lo studente è un dodicenne, e il pestaggio con calci e pugni sarebbe avvenuto in classe, in un intervallo di tempo di circa 10 secondi. L’insegnante – si legge sul Corriere – ha ripetuto di non essersi accorto di nulla.

“Pochi giorni prima dell’aggressione – racconta il padre – tutti i genitori della classe erano stati chiamati dai docenti. È una classe un po’ vivace… I professori ci avevano fatto una testa tanta affinché spiegassimo ai figli la giusta condotta a scuola. Sono tornato a casa e ho preso mio figlio: “Guai a te se ti comporti male, guai…”. Dopodiché, in quell’aula è successo quel è successo… Mi faccio tante domande.”

IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI

Al di là del caso, che è ampiamente raccontato sulle pagine del quotidiano, conclude il padre “Ma possono dei professori subire e inchinarsi?”

“È impossibile, in considerazione di quanto le ho raccontato, almeno ipotizzare di spostare il 15enne in un’altra classe? Cosa stanno aspettando? Che capiti ben altro di peggio? Rispetto chiunque e non mi permetto di dare insegnamenti. Ma una scuola deve essere forte, coesa, severa, convincente. Deve proteggere le vittime, non i piccoli boss. A costo di rischiare, affrontare di petto una questione o persone che possono spaventare. Altrimenti si viene meno al proprio mestiere e alle proprie responsabilità”

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