Studente con disturbi spettro autistico, integrare con l’arte. Un caso di ricerca-azione

di Alessandra Poggi

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La formazione degli allievi DVA richiede una declinazione particolare della didattica e del nostro modo di vivere la scuola. Seguendo le esigenze di un’allieva DVA una scuola secondaria di secondo grado a indirizzo turistico-commerciale ha realizzato un laboratorio artistico che ha insegnato a tutti a valorizzare meglio la creatività individuale.

Ho scelto di descrivere un caso concreto di “ricerca-azione” con lo scopo di confrontarci sulla pratica stessa e di riflettere sui miglioramenti che possono essere introdotti in futuro.

Si tratta dell’esperienza di “Linda”

La lettura della diagnosi funzionale ci presenta un profilo caratterizzato da disturbi dello spettro autistico con episodi psicotici severi.

Dopo la scuola media Linda ha frequentato per 3 anni il liceo artistico che era stato individuato come il tipo di scuola più adatto a potenziare le sue notevoli capacità creative.

Infatti Linda ha imparato a disegnare con accuratezza e a gestire i colori attraverso i quali è in grado di comunicare col mondo ed esprimere le proprie emozioni.

Durante gli anni di frequenza al liceo si sono aggravati i comportamenti oppositivi e le manifestazioni di ostilità sono diventate spesso violente.

Lo sviluppo di Linda è stato seguito attraverso una continua serie di incontri con gli specialisti e con due sedute di psicoterapia alla settimana.

Nonostante l’attenzione e la cura, l’atteggiamento conflittuale di Linda ha reso necessario un riorientamento verso una scuola superiore che fosse dotata di maggiore esperienza nella gestione della disabilità rispetto al liceo artistico.

La nuova scuola

Dopo una serie di valutazioni della famiglia, sempre supportata dall’équipe degli specialisti – neuropsichiatra, psicologa e assistenti sociali – Linda a settembre ha iniziato a frequentare un Istituto superiore di secondo grado con vocazione turistico-commerciale.

Linda non è in grado di leggere e scrivere in modo autonomo, anche se la madre sostiene che sia capace di farlo a casa cioè in un ambiente del tutto tranquillo e silenzioso.

La scolarizzazione globale è carente e l’allieva non riesce a partecipare ad un’ora di lezione senza doversi alzare e andare nei luoghi che più le sono parsi interessanti: il giardino, l’atrio e l’aula di sostegno.

La presenza degli insegnanti di sostegno è stata resa costante in tutte le ore ed è stata potenziata da un educatore finanziato dal Comune di Milano – come previsto dalla diagnosi funzionale.

Le difficoltà descritte dalla diagnosi sono state vissute giorno per giorno e sono state accompagnate dalla riflessione generale sull’utilità di coinvolgere Linda nella vita di una scuola molto lontana dai suoi interessi primari.

I docenti e l’educatore condividono la gestione dell’allieva aggiornando quotidianamente un gruppo WhatsApp che è stato costruito proprio per questo.

Lavorando sul rapporto personale, l’équipe di sostegno è riuscita a coinvolgere l’allieva in alcune materie nuove stimolando il suo interesse.

Inoltre si è deciso di costruire un laboratorio artistico nell’aula di sostegno al quale collaborano – oltre a Linda – altri allievi.

Attraverso Linda una scuola secondaria superiore di secondo grado con vocazione turistico-commerciale ha scoperto l’importanza dell’ARTE per valorizzare la formazione di tutti e soprattutto per aggregare gli allievi in difficoltà.

Infatti la pratica artistica è in grado di qualificare e arricchire la partecipazione al percorso educativo.

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