Studente colpisce con pistola ad aria compressa docente, in fondo è tutto un videogame. “Un giorno di educazione civica?”, sui social si chiedono interventi più severi. “Manca rispetto per i docenti”

WhatsApp
Telegram

Successo a Rovigo, una delle notizie più lette di questi giorni sulle nostre pagine: una docente “sparata” da una pistola ad aria compressa impugnata da uno studente. Non potevano mancare le risate dei supporter al bullo, che forse fanno più male rispetto al piombino di plastica, perché pensi che il cinismo non ha un vaccino e, siccome muta, le varianti non saranno mai debellate. Pandemia docet.

In fondo è tutto un videogame

La docente è stata colpita prima alla testa e poi ad un occhio, forse volevano accertarsi di aver finito bene il lavoro. L’impressione è che questi ragazzi abbiano vissuto l’evento come un videogame, “non hanno capito il disvalore del loro gesto, hanno reagito come fosse un gioco”, le parole sono della Dirigente, nei cui panni, al momento, non vorremo trovarci.

Forse dovremmo riflettere su quella che è la percezione “metaversica” del mondo più o meno reale, più o meno virtuale, alla quale sottoponiamo le nuove generazioni. Chi non ha mai sparato ad uno zombie per strada o essersi trovato in una cruciale azione di guerra nella foresta tropicale tra nemici mutanti ed entità extraterrestri? I docenti, in fondo, sono meno minacciosi. Questa si chiama alienazione.

Accetto la critica: banalizzi.

Tra l’altro, sempre secondo le affermazioni della dirigente, l’azione sembrerebbe premeditata: hanno portato a scuola la pistola e si sono organizzati per filmare. Che, permettetemi il sarcasmo, alla fine sono anche competenze, se ci pensate un attimo. Non mancano quelle 4.0, dato che il filmato è stato diffuso sui social.

La punizione

Per il momento pare che tutti siano stati mandati dallo psicologo, non si specifica quanto dureranno le sedute, e saranno sottoposti ad una intera giornata di educazione civica. Secondo fonti giornalistiche sarebbero intervenuti anche esponenti delle forze dell’ordine. Si vedrà se ci saranno altre conseguenze. Possibile!

Non basta

A proposito di realtà virtuale, i commenti sui social non si sono certo risparmiati. Centinaia e centinaia hanno riempito la nostra bacheca. Che leggerli è a volte istruttivo, informativo, a tratti divertente, capita anche di demoralizzarsi (per i più sensibili).

Ad ogni modo, giudizi severissimi di condanna del gesto e grande solidarietà verso la docente coinvolta nell’evento, insieme ad una recriminazione della necessità di tutela dei docenti che svolgono il proprio ruolo quotidianamente e con serietà. Psicologo ed educazione civica? Non bastano.

Federica invoca la bocciatura “… una bella lezione!”. Afferma. Misura che viene richiamata da più parti e che introduce la volontà di impartire una punizione che sia significativa.

Veronica, giustamente, richiama un principio fondamentale, che è il “rispetto per una professoressa, per una donna e una persona più grande”, e pare condivisibile quando dice che “si vergogna per loro”.

Per Luciana ci vorrebbero “100 giorni di lavori socialmente utili

Angela tocca la questione genitori, che dovrebbero andare “a colloquio con gli psicologi” invocando anche un “sostegno sociale”.

La tutela dei docenti compare in alcuni commenti, come quello di Maria che chiede di non “giustificare” quanto avvenuto, perché domani potrebbero non utilizzare proiettili di gomma. Una esagerazione? Sicuramente, anche se la cronaca a volte viene macchiata da eventi tragici richiamati dal commento, sebbene in altri paesi.

Rabbia, forse frustrazione, che si condensa in una, forse, “esagerazione” nella richiesta di una punizione esemplare. Forse giustificabile da una oggettiva mancanza di riconoscimento del ruolo del docente nelle sue funzioni.

Così Guida invoca la “miniera”, invece che i lavori socialmente utili. Guido, invece, chiede l’espulsione e multa pecuniaria per i genitori, mentre Arca chiede la “denuncia”, immaginiamo penale. Carla è più esplicita, suggerendo un “esposto alla Procura”. Mentre Nunzio vuole “l’arresto immediato”.

La disciplina militare, “nei parà”, è la soluzione di Giulio che ritiene troppo blanda la punizione attualmente inferta da parte della scuola, rimpiangendo, ci azzardiamo ad interpretare, quella disciplina che era insita in una società ormai dimenticata e che si ritrova soltanto nell’immagine delle forze dell’ordine e militari.

Rosaria ci scherza su, amaramente, chiedendo un “esorcismo”. Come dire, ridiamo per non piangere. E come darle torto.

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur