Studente che rischia bocciatura, la scuola è tenuta a suggerire di cambiare indirizzo scolastico? Sentenza

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Sono diversi i contenziosi che commentiamo in ordine alla mancata promozione degli studenti, e la giustizia amministrativa oramai sembra essere orientata nel consolidare i propri orientamenti a cui si sta allineando, come ad esempio sulla questione della necessità o meno di avviare i processi di recupero e quanto questi possano essere determinanti nel processo di promozione di uno studente, sul fatto che non si possa sindacare la discrezionalità tecnica dell’organo collegiale, sui rapporti informativi scuola famiglia. Nel caso in commento ci soffermiamo però su una specifica situazione, quella del suggerimento a cambiare scuola.

Il fatto
Il ricorrente eccepiva tramite un ricorso articolato l’ erroneità ed ingiustizia della sentenza impugnata per la ricostruzione e valutazione dei fatti, delle risultanze istruttorie, in ordine alla mancata promozione del proprio figlio, per “violazione e omessa/erronea applicazione degli artt. 2 e 5 della Legge n. 170/2010, nonché dell’art. 3, comma 2, Costituzione, eccesso di potere per disparità di trattamento, per manifesta illogicità ed irragionevolezza ed arbitrarietà, violazione del giusto procedimento, sotto plurimi profili, nonché dell’art. 3, comma 2, Costituzione e dei principio di trasparenza dell’azione amministrativa”. E ancora, omessa applicazione di misure compensative/dispensative e aggiornamento del PDP anche alla luce della Didattica a Distanza.”. Mancata attivazione di corsi di recupero finali ed illegittimità della valutazione finale alla luce della DSA” ecc. Tutti i motivi contestano, in buona sostanza, la mancata attivazione, da parte dell’Istituto scolastico di un adeguato piano di interventi che, se approntato, avrebbe impedito l’insuccesso scolastico del giovane  soggetto alla normativa di tutela.

Non sussiste alcun obbligo di suggerimento a cambiare scuola
Così il Consiglio di Stato, nel respingere il ricorso, sul punto che a noi interessa: Venendo alla contestazione rivolta alla scuola di non avere tempestivamente suggerito alla famiglia di riorientare il discente verso altri percorsi formativi, sebbene ne fossero evidenti, sin dai primi mesi dell’anno scolastico, le difficoltà di scolarizzazione in quel contesto, si osserva in primo luogo che la scuola contesta specificamente il punto, sostenendo che, sin dal mese di novembre, aveva suggerito alla famiglia un cambio di scuola, sebbene solo in forma verbale. E’ vero che la circostanza è smentita dall’appellante, ma sembra trovare un riscontro logico, essendo davvero difficile escludere che, nelle numerose comunicazioni intercorse tra scuola e famiglia il suggerimento non sia mai stato formulato o anche solo preso in considerazione. Infine, a definitiva confutazione del motivo, va ricordato che quello del ri-orientamento – sebbene corrisponda ad una corretta metodica didattico-pedagogica – giammai potrebbe configurare uno specifico obbligo comunicativo a carico dell’Istituto, la cui omissione comunque non potrebbe riverberarsi in vizio della determinazione qui impugnata. (Consiglio di Stato con sentenza del 5 settembre 2022 N. 07718/2022).

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