Studente bocciato ricorre per “uso disinvolto del Registro elettronico”. 6 anni in tribunale: “Fallimento genitoriale”, “Meglio i registri blu di carta”, “Facciamo gli scrutini direttamente al Tar”. I commenti

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Bocciato perché il suo impegno non è stato sufficiente a raggiungere i risultati minimi per essere ammesso all’Esame di Stato del 2016/17. Ma questa motivazione non è bastata allo studente e ai genitori, come riportato ieri in un nostro articolo, e la famiglia ha pensato di far ricorso.

Storia, Matematica, Meccanica e Tecnologie sono state le materie che hanno decretato lo stop dello studente. Materie importanti, sulle quali il Consiglio di Classe, evidentemente, non ha ritenuto di poter sorvolare preferendo far ripetere l’anno allo studente per recuperare le carenze.

Un lungo iter giudiziario durato ben 6 anni e che ha investito due gradi di giudizio (il Tar e il CdS). Una notizia che ha scatenato i commenti sul nostro social, che non hanno risparmiato alcune critiche ai ricorrenti che anche qualche bacchettata ai docenti stessi.

Ciò che ha colpito maggiormente i nostri utenti, è stato il comportamento dei genitori. L’aver conseguito dei voti negativi che non hanno permesso allo studente di raggiungere i voti minimi per accedere all’esame non ha, secondo i commenti, nulla a che vedere con un presunto uso “disinvolto” del registro elettronico.

Critiche sono piovute verso il comportamento genitoriale, non tanto al caso specifico, quanto ad una tendenza diffusa di rendersi “sindacalisti” dei propri figli, anche davanti all’evidenza.

Michele, ad esempio, sentenzia: “Ma voi credete davvero che questo sia il fallimento della scuola ? Questo è un fallimento genitoriale. Il mondo là fuori non ha registri elettronici e le scuse stanno a zero. Buon viaggio figliolo perché prenderai tante facciate.

Mentre Veronica la mette sul sarcastico, “Complimenti alla costanza dei genitori….6 anni per difendere due (o 4??) insufficienze.” Così come Laura, “Ma dal 2016 si sarà anche laureato il ragazzo.

C’è poi chi se la prende con il registro elettronico, ad esempio Eleonora, “Il registro elettronico è una delle tante boiate scolastiche moderne. I ragazzi devono imparare a stare attenti, sapere cosa hanno fatto durante le lezioni, scrivere i compiti assegnati e sapere cosa fare a casa. Per il resto il r.e. è una giustificazione alla deresponsabilizzazione degli alunni e una grande perdita di tempo per gli insegnanti”.

Cesare è lapidario, “Un disastro questo registro”. E Ada rimpiange i vecchi tempi, “Ma…non erano meglio quei bei registri blu ( di classe e dell’insegnante)….chiari e semplici ???

Anche se qualcuno, invece, ne prende le difese “Che c entra il registro elettronico? Se nn ha studiato hanno fatto bene”, scrive Maria Rita.

Sull’uso “disinvolto”, più o meno presunto, del registro da parte dei docenti, arriva qualche bacchettata. Anche perché il Tar aveva dato parziale ragione alla famiglia.

Lo studente lamenta la non tempestività dell’inserimento dei voti sul registro. Nonostante ci siano studenti che non studiano e che risultano quindi insufficienti, ci sono docenti che tardano di settimane o mesi a inserire a registro le valutazioni. Questo è l’oggetto del ricorso, perché se lo studente deve studiare, i docenti devono essere regolari nel registrare le valutazioni”, precisa Guido. Anche se Patrizia non è completamente d’accordo, “Se l’alunno è presente in classe e segue ciò che si fa e scrive i compiti assegnati… Che importanza ha il registro elettronico??? È diventata una scusa per lezioni non recuperate e compiti non eseguiti…”, specifica Filippo

Anche se Davide cerca di riportare ordine alle idee: “E lui i libri non li ha utilizzati con negligenza?

Donatella conclude, ironicamente, ma amaramente, sintetizzando quella che è una tendenza dei tempi moderni, l’aumento della litigiosità che non ha mancato di investire anche la scuola, “Comunque per risolvere la questione basterebbe far fare gli scrutini direttamente al TAR…

Studente bocciato fa ricorso, perché “il registro elettronico è stato usato con negligenza dai docenti”. Tar e Consiglio di Stato gli danno torto

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