Strumenti per la gestione del trauma psicologico dovuto al Covid-19. Lettera

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Inviata da Mariagrazia Masulli – Noto, con preoccupazione che, degli effetti della COVID-19 sulla salute mentale, si parla ancora troppo poco.

Le misure di distanziamento sociale, necessarie ad arginare i contagi, stanno mettendo a dura prova la tenuta psicologica di adulti e bambini. Il timore del contagio, la solitudine, i lutti, le incertezze economiche hanno alterato l’equilibrio psichico di tutti.

Chi non è assalito da pensieri intrusivi, ricorsivi, che abitano la nostra mente giorno e notte?

Chi non ha visto alterato l’equilibrio sonno-veglia?

Chi, in questo momento, non si sente sospeso in un limbo, in cui nulla sembra essere più certo?

Il ministero della Salute e tante associazioni di volontariato hanno cercato di offrire sostegno mettendo in campo, per la popolazione adulta, sportelli di ascolto a diversi livelli.

Ma cosa si sta facendo per i bambini? Cosa si sta facendo per rispondere all’esigenza di affiancare e sostenere il rientro della popolazione scolastica ad un contesto di socialità di gran lunga differente rispetto a quello cui erano abituati? Nulla.

Cosa si sta facendo in termini di formazione del personale educativo che dovrà gestire il carico emotivo dei nostri bambini, ragazzi e adolescenti? Nulla.

Tutti i genitori, in questa fase di lockdown, hanno dovuto gestire timori e paure dei propri figli, sensazioni emotive che prima della pandemia non si erano mai manifestate. Reazioni di svogliatezza, irritabilità, intolleranza alle regole e sintomi regressivi tutti sintomatici di un malessere psicologico, malessere che, se non adeguatamente gestito ed elaborato, può pregiudicare l’equilibrio psichico e la serenità futura di intere generazioni. Oltre a rischiare di divenire il detonatore ad una insofferenza collettiva, di per sé, già insostenibile.

È un quadro a tinte fosche, una situazione di straordinaria emergenza alla quale non si può rispondere con mezzi e strumenti ordinari. Servirebbe una task force costituita da professionisti, psicologi e psicoterapeuti, che, all’interno di ogni istituzione scolastica, sia pronto a sostenere tutti gli attori coinvolti nel reinserimento scolastico e nel processo educativo dei nostri bambini favorendo l’elaborazione dell’evento traumatico. È noto che un trauma psicologico irrisolto renda la persona più fragile rispetto all’impatto con altre possibili successive difficoltà della vita e ne diminuisca la resilienza. Quindi, la presa di coscienza e la successiva l’elaborazione può avvenire solo attraverso l’utilizzo di adeguati mezzi e strumenti.

Inoltre, è lapalissiana la necessità di fornire formazione al personale educativo, fortemente impreparato a gestire situazioni di questa portata, prima del rientro alla didattica in presenza, comunque questa didattica sia organizzata.

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