Stress lavoro correlato docenti: una cenerentola. Sia tra le priorità del nuovo Ministro

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Morto un Papa, se ne fa un altro. Lo stesso avviene coi ministri della Pubblica Istruzione. È dunque importante fare un bilancio dell’operato di chi lascia, almeno quanto preme raccomandare buone pratiche, nonché passare le consegne, a chi subentra.

Eccomi quindi pronto a valutare l’azione del ministro Azzolina rispetto a quello che mi compete che altro non è se non l’importante questione riguardante la tutela della salute professionale degli insegnanti. In estrema sintesi (non vi è poi nulla da segnalare a tal proposito) possiamo assegnare all’ultimo ministro il più classico dei voti negativi (N.C.), corroborato dall’aggravante che le sono state indirizzate due interrogazioni parlamentari – che tuttora giacciono senza risposta – sul tema dei presunti maltrattamenti a scuola e sulle cause di inidoneità all’insegnamento che il Ministero Economia e Finanze si ostina a criptare anche agli stessi sindacati.

Come sempre avevo inviato una lettera aperta al ministro (31.12.19), da queste colonne, pochi giorni prima del suo insediamento al dicastero di Trastevere. Raccomandazioni al vento, come in tutte le precedenti occasioni negli ultimi 30 anni. Era infatti il 1991 quando cominciai a occuparmi della salute professionale degli insegnanti e feci la scoperta dell’alta usura psichica che nemmeno i docenti stessi immaginavano, schiacciati come sono dai soliti stereotipi che li vedono, ancora oggi, come privilegiati indolenti fannulloni. Dopo anni di studi giunsi a pubblicare, a fine 2004, i drammatici risultati su La Medicina del Lavoro (N° 5/2004) con una ricerca retrospettiva dall’eloquente titolo: “Quale rischio di malattia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti?”. Altre pubblicazioni, nazionali e internazionali, seguirono confermando l’amara scoperta.

Non resta dunque che girare a Patrizio Bianchi, nuovo ministro della Pubblica Istruzione, l’invito completamente ignorato dai suoi predecessori, sperando in miglior fortuna. Di seguito i punti su cui va incentrata l’azione a tutela della salute professionale degli insegnanti oggi resa ancor più precaria dalla DAD e dalla pandemia.

  1. Riconoscimento ufficiale delle malattie professionali degli insegnanti attraverso uno studio retrospettivo nazionale sulle inidoneità all’insegnamento per causa di salute.
  2. Attività di prevenzione, uniforme in tutte le scuole, dello Stress Lavoro Correlato nei docenti (ex art. 28 DL 81/08) e relativa formazione sui diritti e doveri nella tutela della salute sul lavoro.
  3. Formazione dei dirigenti scolastici sulle loro incombenze medico-legali

A complemento di quanto sopra si raccomanda, al nuovo ministro, un ulteriore intervento urgente dettato dalla contingenza: promuovere un vertice col Ministero di Grazia e Giustizia per affrontare e risolvere immediatamente il fenomeno dei cosiddetti presunti maltrattamenti a scuola che, va ricordato, è esclusivamente italiano.

Nonostante la nessuna collaborazione di istituzioni, politica, parti sociali e associazioni di categoria, l’azione di sensibilizzazione svolta negli ultimi trent’anni – in materia di tutela della salute dei docenti – comincia a dare i suoi piccoli risultati facendo comprendere anche ai giovani docenti i reali rischi professionali cui gli stessi vanno incontro. Assume pertanto particolare significato la recente lettera di un giovane (i cui dati sensibili sono ovviamente criptati) all’inizio della sua carriera docente. Il giovane professore, superando un fisiologico imbarazzo, pone un difficile ma necessario quesito, confrontando la sua anamnesi patologica (positiva per pregressi disturbi psichiatrici) con i rischi professionali cui sarà esposto. All’alba del terzo millennio ciascun individuo, nel momento in cui abbraccia una professione, non può fare un salto nel buio, ma deve essere consapevole dei veri rischi professionali che corre e deve soprattutto poter fare le debite valutazioni se intraprendere serenamente la professione o meno. In altre parole, tutti gli insegnanti devono conoscere i disturbi psicofisici cui sono professionalmente esposti anziché venire sommersi da infondati e dannosi stereotipi. Ebbene, a quasi vent’anni dalla pubblicazione dei primi studi scientifici che mostravano chiaramente l’alta usura psicofisica della popolazione docente, dominano ancora negazionismo, silenzio e i soliti immarcescibili stereotipi. Tuttavia la lettera che segue mi restituisce un filo di speranza dando senso a trent’anni di lavoro.

Gentile dottore, sono un insegnante delle scuole superiori di secondo grado in attesa della prima assunzione da supplente. Circa 3 anni fa, prima di laurearmi, sono stato sottoposto a un tso a cui è seguito un ricovero di 17 giorni con la diagnosi di disturbo schizoaffettivo. Sono stato poi in cura presso un DSM mediante somministrazione di farmaci e attualmente lo frequento sporadicamente attraverso visite di controllo senza assunzione di farmaci in quanto la mia patologia è ritenuta “in buon compenso”. Stante questi presupposti, pensa che possa avere problemi con l’assunzione nella scuola? Le sarei grato se potesse mettere la sua esperienza al servizio di questa situazione. Sono consapevole che questa professione sia ad alta usura psicofisica, ma la patologia è ritenuta “in buon compenso” (espressione di cui non comprendo pienamente il significato). La ringrazio.

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