Stress e conseguenze sul lavoro a scuola. Un caso

Stampa

Il datore di lavoro convinto che “ciascuno deve risolvere i problemi personali per conto proprio senza portarli sul lavoro” manca di senso pratico e nega la realtà delle cose.

Lo stress infatti si presenta come una colla bicomponente costituito da cause che lo determinano e da effetti o manifestazioni che lo caratterizzano. L’individuo soggetto a stress amalgama inconsapevolmente le componenti della colla (causa ed effetti) e contamina indistintamente gli ambiti da lui frequentati, vale a dire lavoro e famiglia. Dunque lo stress è equiparabile a un fiume in piena che esonda dal suo letto inondando tutti gli ambiti relazionali : se nasce in famiglia tracima nell’ambito lavorativo e viceversa. Se in alcuni casi è più facilmente comprensibile (es. un grave lutto o malattia), in altri può apparire più sfumato. Dalla lettera di Nadia, insegnante sottoposta al provvedimento di inidoneità temporanea all’insegnamento, traiamo spunti preziosi per comprendere alcune importanti dinamiche. Trascorso un anno in biblioteca, l’insegnante fa il bilancio della sua attività e, pur sostenendo che i suoi problemi sono di natura familiare, deve constatare suo malgrado le pesanti ricadute che hanno nell’ambito professionale.

Gentile dottore, durante questo anno sono riuscita finalmente di nuovo a lavorare, operando in biblioteca, se pur con un orario di lavoro raddoppiato rispetto a quello dei docenti. Sostenuta dalla psicoterapia e dalle cure farmacologiche, me la sono cavata senza prendere lunghi periodi di malattia, fermandomi talvolta quando mi rendevo conto di essere troppo stressata.

Percepivo la biblioteca come una “cuccia”, come un luogo in cui mi sentivo al sicuro e tranquilla, un riparo in cui gli stati di ansia e gli attacchi di panico si presentavano in minima parte rispetto a quanto accadeva quando ero in classe, o rispetto a quanto accade ancora oggi in alcuni luoghi (vedi sotto) e in alcuni momenti. Grazie alla biblioteca non ho sofferto del forte stress emotivo e relazionale con gli alunni come in classe.

Ogni tanto venivano alunni accompagnati dai propri insegnanti di sostegno: la mia sensazione in questi casi era sempre quella del terrore di dover tornare a gestire quei rapporti in classe in qualità di insegnante di sostegno e la certezza che non avrei più potuto farcela.

Quando sono troppo stanca e troppo stressata comunque aumentano le mie difficoltà e si ripresentano in modo più violento: ansia, umore instabile, irritabilità e attacchi di panico.

Le suddette problematiche si presentano sempre quando sono sottoposta a troppi stimoli o sono troppo stanca o troppo stressata; ma anche quando sono in posti troppo affollati o rumorosi o in spazi molto grandi; le mie difficoltà si fanno sentire sempre nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti, nei centri commerciali, nei supermercati (per questo motivo faccio anche la spesa on-line …), sui mezzi pubblici, nei luoghi in cui c’è molta gente e molto rumore; ma anche quando attraverso delle grandi piazze e a volte quando cammino per strada. Mi chiedo come farei se dovessi portare dei ragazzi in gita con mezzi pubblici o a vistare un museo o tornare a lavorare nell’ambiente “classe”.

La mia situazione psicologica (di ansia, panico, paura di svenire, irritabilità) peggiora con il peggiorare delle condizioni psico-fisiche di mia madre.

Lei, da sempre, ci ha sottoposti ad aggressività, scenate di gelosia, invidie, … Ora poi, da quando ha scoperto di avere un tumore, è diventata più aggressiva e cattiva con tutti. Non possiamo andare in vacanza altrimenti lei diventa una furia. Non possiamo mostrare di stare un po’ sereni altrimenti diventiamo per lei motivo di invidia e di rabbia. Quando ci sono questi “picchi” di mia madre mi sento più depressa, stanca, ansiosa e soggetta ad attacchi di panico. Faccio incubi notturni e il mio umore influenza quello dei miei figli…

Riflessioni

Il disagio di Nadia è abbastanza tipico: si tratta di ansia e depressione con attacchi di panico in paziente agorafobica. E’ altresì vero che l’origine del disturbo sembra essere prevalentemente familiare, ma le conseguenze si ripercuotono impietose anche in ambito lavorativo. La biblioteca rappresenta un ambiente protetto (Nadia la definisce “cuccia” alla stregua di un riparo) pur presentando dei lati negativi come l’orario pieno e non più flessibile come quello di quando era docente. L’allontanamento dalla classe ha portato un indubbio beneficio che, insieme a psicoterapia e farmacoterapia, ha consentito alla docente di ricominciare a lavorare. Qualora il provvedimento di inidoneità venisse interrotto vedremmo certamente precipitare nuovamente il quadro clinico: occorre infatti essere in buone condizioni di salute per affrontare una professione psicofisicamente usurante (soprattutto se non riconosciuta come nel caso dell’insegnamento). L’unica certezza è che lo stress, come tutte le colle bicomponente ben amalgamate, sarà spalmato uniformemente dal “portatore” in ambedue i settori: quello professionale e quello extraprofessionale. Pertanto lo stress, che si riconosce per i suoi effetti, può avere le proprie origini e radici in ambiti del tutto diversi da quelli in cui tenderà a manifestarsi macroscopicamente. Ha dunque senso cercare ostinatamente di dividere teoricamente lo stress nelle due grandi categorie “professionale” ed “extraprofessionale”? Parrebbe di no, tenuto conto che il “vettore” dello stress (l’individuo) è uno e indivisibile.

Dunque vale la pena ribadire ancora una volta che la definizione di Stress Lavoro Correlato (SLC) più verosimile potrebbe essere la seguente: dicesi SLC lo stress che il lavoratore presenta e manifesta in ambito lavorativo a prescindere dal fatto che le sue cause abbiano avuto origine sul lavoro, o in altro ambiente al di fuori di esso.

www.facebook.com/vittoriolodolo

Stampa

Il nuovo programma di supporto gratuito Trinity per docenti di lingua inglese