Stress docenti: le scuole devono fare formazione, ma senza fondi

di Vittorio Lodolo D'Oria
ipsef

Premesso che nel 90% delle scuole italiane non ci si occupa minimamente della prevenzione del rischio dello Stress Lavoro Correlato, a dispetto del Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori (art. 28 D.L. 81/08), prendiamo in esame i casi di “eccellenza” (10%) dove le procedure, nonostante la buona volontà dei singoli, si limitano a soddisfare gli aspetti burocratici, ma trascurano integralmente la sostanza (tutela della salute dei lavoratori).

Premesso che nel 90% delle scuole italiane non ci si occupa minimamente della prevenzione del rischio dello Stress Lavoro Correlato, a dispetto del Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori (art. 28 D.L. 81/08), prendiamo in esame i casi di “eccellenza” (10%) dove le procedure, nonostante la buona volontà dei singoli, si limitano a soddisfare gli aspetti burocratici, ma trascurano integralmente la sostanza (tutela della salute dei lavoratori).

Ricevo la seguente email:

Gentile dottore, apprezzo molto i suoi articoli su Orizzonte Scuola e mi permetto di chiedere un suo giudizio su una vicenda che sta interessando la mia scuola che si trova in Sicilia ed è un Istituto di Istruzione Superiore.

A seguito di visita ispettiva dello SPRESAL (Ufficio della ASL) è stata contestata la non corretta valutazione del rischio di Stress Lavoro Correlato (SLC) perché il gruppo di docenti che ha somministrato la scheda (quella proposta dall'allora ISPESL) non possedeva un attestato di formazione specifica sullo SLC. A nulla è valso giustificarsi col fatto che la scuola, da oramai tre anni, non riceve più fondi per la sicurezza.
Le trasmetto il verbale di contestazione dello SPRESAL e la scheda da noi utilizzata per la rilevazione del livello di rischio dello SLC. Scorrendo l’atto, vedrà come si allude in maniera generica alla mancata e/o carente valutazione dei docenti del gruppo di lavoro.

A seguito della notifica ho parlato personalmente col medico responsabile del procedimento, che mi ribadiva il nostro difetto e cioè la mancata formazione del gruppo di lavoro. La mancata formazione avrebbe infatti determinato l’impossibilità di valutare il livello di SLC dei docenti.

Del tutto inutile è stata la considerazione che abbiamo usato la scheda predisposta dall'ex ISPESL e che noi avevamo documentato che la scuola aveva speso tutte le somme in bilancio per la sicurezza e che da tre anni non erano pervenuti fondi a tal fine destinati.

Mi chiedo inoltre può una prescrizione essere cosi generica?

ancora grazie

Ing. Mario Rossi (Responsabile Servizio Protezione e Prevenzione)

Davvero tanti sono gli spunti che fornisce questa breve ma significativa nota dell’ingegnere RSPP, e costituisce la giusta occasione per fornire qualche valido consiglio a tutte le scuole italiane che si accingono ad affrontare l’A.S. 2016/17 e al contempo sono chiamate a tutelare, per legge, la salute del corpo docente dal rischio di SLC.

  1. La prima nota stonata riguarda il fatto che a occuparsi dello SLC sia un ingegnere. Mi è capitato di essere stato invitato dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri di una Provincia per formare gli iscritti sulla prevenzione dello SLC. Il presidente affermava candidamente che molti ingegneri erano stati nominati RSPP nelle scuole ma non sapevano assolutamente nulla di SLC, burnout, helping profession etc. Purtroppo la formazione ha dei costi (fattore che tutti tendono a ignorare) ed anche in quel frangente non si realizzò alcuna formazione.
  2. Il questionario Ispesl adottato è uno strumento non validato, né appositamente studiato per gli insegnanti ed è stato già una volta riadattato. Non si dimentichi che, nella versione originale, spesso usata acriticamente da alcune scuole, conteneva le fatidiche domande “Come ti trovi con l’uso del muletto?” e “Sei a tuo agio con le turnazioni notturne?”.
  3. La valutazione dello SLC nella scuola, sempre che sia attuata con questionari scientificamente validati, possiede intrinsecamente il grande limite di essere un indicatore collettivo e non individuale: uno strumento pertanto utile ma non esaustivo. Il secondo limite è rappresentato dall’uso distorto che se ne fa. Tutte le scuole che l’hanno finora adottato avevano il solo fine di dimostrare che lo SLC non superava il livello di guardia, consentendo così al RSPP di non procedere oltre nelle attività di prevenzione.
  4. Veniamo ora alla legittima contestazione contenuta nel verbale: la “mancata formazione del gruppo di lavoro”. Va da sé che il valutatore deve conoscere l’argomento di cui tratta, altrimenti diviene arduo, se non addirittura impossibile, interpretare i risultati raccolti con un questionario peraltro approssimativo. Facendo formazione in materia in giro per il Paese, mi sono reso conto che i docenti nulla sanno delle loro malattie professionali e delle helping profession, schiacciati come sono dagli stereotipi dell’Opinione Pubblica e dalla bassa considerazione sociale. Il primo e insostituibile intervento di prevenzione resta pertanto la formazione di tutto il corpo docente circa le malattie professionali della categoria, le loro manifestazioni (segni e sintomi) come pure degli strumenti individuali atti a contrastarli (es. accertamento medico in Collegio Medico di Verifica). In altre parole, la sola somministrazione di un questionario (per quanto validato e tarato sulla professione del lavoratore) è del tutto insufficiente per contrastare lo SLC nel corpo docente.
  5. La mancanza di finanziamenti per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro non può essere addotta come giustificazione per sfuggire agli obblighi di legge in materia di tutela della salute dei lavoratori. Ho più volte sottolineato la schizofrenia tra le disposizioni del legislatore e l’azione del governo che nega i necessari finanziamenti per la prevenzione nelle scuole. Tuttavia, in assenza di fondi, il dirigente scolastico dovrà operare scelte di spesa che tengano conto delle priorità e, tra queste, rientra di diritto la salute dei docenti-lavoratori. Tutto ciò in attesa che la politica corregga le suddette storture, magari sotto la pressione delle Parti Sociali che finora sono rimaste colpevolmente silenti.
  6. Alcune considerazioni le merita inoltre l’Ufficio della ASL che ha elevato la contravvenzione (Spresal). Qualora l’Istituto avesse effettuato la formazione di rito al gruppo di lavoro, avrebbe poi effettuato un successivo controllo sulla bontà della formazione erogata nonché sulla professionalità dell’ente erogatore? Sarebbe poi stato effettuato un opportuno accertamento sulla formazione dei docenti da parte del gruppo di lavoro? Ma forse, su tutte, quella più importante è la seguente: “L’Istituto contestato, pur con i predetti limiti, è certamente oggi tra i più virtuosi: come si è comportato lo Spresal con le altre scuole? Perché limitarsi a erogare contravvenzioni anziché collaborare a risolvere un problema che è strutturale?”.

Fondamentale infine richiamare la necessità imprescindibile di garantire a tutto il corpo docente (a prescindere dai risultati della bontà di un qualsiasi questionario somministrato) la reale formazione su: malattie professionali; segni clinici, sintomi e manifestazioni del disagio; tecniche di condivisione e orientamento alla cura; accertamento medico in CMV e ricorso in CMO. La somministrazione di questionari può infatti servire unicamente a tastare il polso all’ambiente scolastico e al corpo docente nel suo insieme, mentre non ha alcuna influenza sulla prevenzione individuale, la cui prima azione si fonda per l’appunto sulla formazione individuale.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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