Stress, ansia e poca concentrazione: ecco gli effetti della DaD sugli studenti

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Più stress e ansia, meno concentrazione e un aumento dei problemi psicologici che alcuni studi hanno quantificato al 24%. Sempre più tempo passato collegati ad un apparecchio digitale – con una media cresciuta dalle 2 ore in pre pandemia alle 7 di oggi- ma anche tanta voglia di tornare scuola in presenza.

E’ l’identikit della generazione ‘in didattica a distanza’ che emerge dai dati di diverse ricerche presentate da David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), durante l’audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato, dedicata proprio all’impatto della ‘didattica digitale integrata’ sui processi di apprendimento e sul benessere psicofisico degli studenti.

Diversi studi – ha detto Lazzari ai senatori – ci dicono che la scuola a distanza produce un elevato distress e disturbi del sonno. Nelle bambine produce soprattutto ansia, depressione e ritiro dalla scuola. Nei maschi rabbia, aggressività e opposizione. Un aumento dei problemi psicologici è stato rilevato, in particolare, da un’indagine italiana che ha potuto osservare gli stessi bambini ora e negli anni precedenti. E ha, così, registrato un aumento del 24% dei problemi psicologici“.

Si evidenzia, ha detto ancora il presidente degli psicologi, anche “un aumento dell’uso delle tecnologie piuttosto preoccupante: si è passati da un’ora e mezzo come utilizzo massimo a 4 anni (e da una media di 2 ore a 8 anni) a 7 ore quotidiane secondo alcune stime“, ha aggiunto spiegando come “l’eccessivo utilizzo di dad nella scuola dell’infanzia e primaria può limitare l’apprendimento, ostacolare la regolazione emotiva, cognitiva e comportamentale. Con una ridotta capacità di concentrazione, una minore curiosità e autocontrollo, con sintomi di ansia e depressione”.

Tra gli effetti della dad tra gli adolescenti,  invece, “dobbiamo segnalare il valore della relazione per la strutturazione dell’identità psicologica. Dal’analisi dei voti, fatta con un campione di insegnanti, risulta che le prestazioni scolastiche non sono significativamente peggiorate rispetto agli anni precedenti. Ma sono, invece, molto diversi i punteggi legati alla rielaborazione personale dello studio. Si lamenta uno studio più passivo

Da tutte le ricerche sui ragazzi in questa fase pandemica, ha concluso Lazzari, “è emersa l’importanza della scuola come spazio psicologico. Non solo per la trasmissione di contenuti“. E comunque, anche i contenuti stessi “devono essere trasmessi in un ambiente favorevole dal punto di vista emozionale e relazionale, perché ci sia un migliore apprendimento“.

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