Strategia Europea per la Disabilità. A che punto è l’Italia nell’inclusione scolastica dei disabili?

Strategia Europea per la Disabilità rientra nel più ampio quadro di Europa 2020 “Misure a sostegno dell’occupazione, della produttività e della coesione sociale in Europa”.

Si tratta di un programma che prevede la coesione di tutti gli Stati membri dell’UE verso un unico, non semplice obiettivo: l’inclusione sociale delle persone disabili.

Questi ultimi, infatti, devono vedersi garantire benessere e il pieno esercizio dei propri diritti – in un’Europa senza barriere.

Le 8 aree d’intervento e la scuola

Nel 2010 la Commissione Europea, in tal senso, ha individuato 8 aree d’azione congiunta tra gli Stati membri dell’Unione Europea:

1- Accessibilità: perché le persone con disabilità possano fruire liberamente di beni, servizi e dispositivi di assistenza specifica per la propria patologia – oltre che dei trasporti, delle strutture e delle tecnologie a disposizione di tutti.

2- Partecipazione: l’inclusione passa innanzitutto per la partecipazione sociale e per l’esercizio della cittadinanza attiva. Ciò prevede che si rimuovano le barriere architettoniche che ostacolano la mobilità dei disabili.

3- Uguaglianza: che significa la promulgazione di leggi contro la discriminazione.

4- Occupazione: ovvero la creazione in tutti gli Stati membri di categorie protette volte ad incentivare l’occupazione delle persone disabili.

5- Istruzione e Formazione: gli studenti disabili necessitano di attenzioni in più, che si traducono in: accesso all’istruzione e alla formazione pubblica e privata, nonché misure di accompagnamento individuale durante il percorso di studio (anche all’Università). Infine, le persone con disabilità devono avere pari opportunità di accesso ai programmi di mobilità studentesca (come l’Erasmus).

6- Protezione Sociale: necessaria per contrastare la disparità di reddito, la povertà e l’esclusione sociale, tramite programmi di protezione sociale come quelli pensionistici.

7- Salute: accesso semplificato al sistema sanitario nazionale e sicurezza sul lavoro.

8- Azione esterna: che vuol dire finanziamenti verso i Paesi membri e istanze internazionali riguardanti le politiche pubbliche per la disabilità.

La situazione in Italia

Nonostante dal 2010 ad oggi ci siano stati netti miglioramenti e risultati tangibili con la Strategia europea per la disabilità, è indubbio che per molte persone disabili la situazione sia ancora difficile.

Per rendersene conto basta dare uno sguardo ai report disponibili, che purtroppo sono ancora pochissimi: ciò significa che, innanzitutto, la prima cosa che serve per migliorare è l’attenzione da parte di studiosi, sociologi e medici che possano effettivamente segnalare buone pratiche da seguire.

Gli studi condotti in questi ultimi 10 anni mostrano che, nel settore del lavoro, c’è un vasto divario (addirittura in crescita), tra il tasso di occupazione delle persone senza disabilità e quello delle persone con disabilità.

Ciò affonda le sue radici nella scuola: il tasso di abbandono scolastico delle persone con disabilità è esattamente il doppio di quello della popolazione generale.

Inoltre, è importante ricordare la disabilità è catalizzatore povertà.

A questo va aggiunto il quadro specifico di donne e bambini disabili, spesso oggetto di una discriminazione più forte rispetto a quella di cui sono vittime gli uomini.

Disabilità e dispersione scolastica

La discriminazione, purtroppo, parte anche dalla scuola. Probabilmente, infatti, i motivi per cui le persone disabili abbandonano precocemente la scuola vanno ricercati in aula.

È innegabile che, nonostante gli alunni delle generazioni odierne siano maggiormente abituati alla presenza di compagni con disabilità in classe, ciò non è abbastanza per frenare il fenomeno del bullismo nei loro confronti, che purtroppo ancora esiste.

Poi, non ci sono solamente problematiche relazionali tra pari: ciò che, per un disabile, l’andare a scuola una battaglia quotidiana è sicuramente la presenza di barriere architettoniche ancora vive in molti edifici scolastici, nonché le scelte didattiche (o relative ad attività para-scolastiche) che spesso non tengono in considerazione le esigenze degli alunni con disabilità.

La normativa auspicata

Per ovviare a queste problematiche, un rafforzamento della normativa europea è fondamentale: la nuova Commissione Europea dovrebbe rendersi garante dell’inserimento integrale, all’interno della Strategia sulla Disabilità 2020-2030, di quanto stabilito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Dovrebbe inoltre attuare pienamente gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile presenti nell’Agenda ONU 2030, nonché i princìpi del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali (trascurati dalla Strategia 2010-2020).

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