Storie di docenti, dirigenti scolastici, medici e rappresentanti MIUR all’accertamento medico in CMV e CMO

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Dopo 22 anni trascorsi a far parte del Collegio Medico della ASL di Milano, mi sono specializzato nell’attività di medico di parte che accompagna i docenti (che ovviamente me ne fanno richiesta) all’accertamento medico in CMV (Collegio Medico di Verifica) o in CMO per la II istanza (Collegio medico Militare Ospedaliero di Roma).

Dopo 22 anni trascorsi a far parte del Collegio Medico della ASL di Milano, mi sono specializzato nell’attività di medico di parte che accompagna i docenti (che ovviamente me ne fanno richiesta) all’accertamento medico in CMV (Collegio Medico di Verifica) o in CMO per la II istanza (Collegio medico Militare Ospedaliero di Roma).

Premetto che, prima di accettare un qualsiasi incarico, valuto la richiesta del docente interessato al Collegio Medico: se quest’ultima è coerente e adeguata rispetto alla condizione clinica ed alle relative diagnosi e prognosi, accolgo la richiesta, altrimenti la declino. Mi spiego meglio: se un insegnante con un’affezione “minore” (es. disfonia cronica) volesse ottenere il provvedimento di inabilità a qualsiasi proficuo lavoro, anziché un’ inidoneità alla mansione propria, mi defilo senza troppe cerimonie. Ad oggi però si sono verificati pochissimi casi del genere.

Sapendo come operano le Commissioni mediche, predispongo una relazione riassuntiva sul caso clinico del paziente, numerando e allegando copia di ciascun certificato medico (rigorosamente proveniente da struttura pubblica) comprovante le affezioni lamentate dall’interessato. In altre parole svolgo il compito di istruttoria della Commissione medica che solitamente risulta soddisfatta per la fatica risparmiata. Il vero ostacolo da superare è costituito dai soliti stereotipi sugli insegnanti (tre mesi di vacanze all’anno e mezza giornata di lavoro) che sono ben radicati nell’opinione pubblica e dunque anche tra i medici. Per ovviare al problema presento la mia ultraventennale attività di ricerca sugli insegnanti e lascio copia delle mie ricerche scientifiche al presidente e allo psichiatra (in particolare la pubblicazione N° 5/2004 de La Medicina del Lavoro dal titolo “Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti”). Ultimato l’accreditamento del sottoscritto con i componenti del Collegio, viene solitamente presa in esame la relazione obbligatoria che ciascun dirigente scolastico è tenuto a trasmettere alla CMV sul docente, senza però metterlo in copia. Insomma il preside, ai sensi dell’art. 15 del DPR 461/2001, è chiamato a fornire tutti gli elementi utili di cui è a conoscenza, ivi inclusi gli accadimenti che lo hanno indotto a richiedere l’accertamento medico d’ufficio o a semplice richiesta dell’interessato. Un dirigente capace, nella succitata relazione, può anche esprimere, ad esempio, la propria disponibilità a collocare l’insegnante in altre mansioni, agevolando il recupero psicofisico del malcapitato. Purtroppo la stragrande maggioranza dei dirigenti scolastici non sa scrivere la suddetta relazione – nessuno lo insegna loro – che deve essere in effetti un capolavoro di diplomazia: deve infatti contenere solo e unicamente informazioni riguardanti lo stato di salute del docente nonché circostanze realmente accadute con tanto di testimoni. Una relazione priva delle precedenti accortezze rischia di divenire un campo minato per il dirigente poiché potrebbe essere richiesta dall’interessato, ai sensi della legge sulla trasparenza degli atti, e successivamente contestata nel merito e nel metodo. E’ dunque buona norma che il preside, nell’adempiere il suo compito medico-legale di stesura della relazione, si limiti a descrivere e circostanziare i fatti senza calarsi nella veste di psicologo o, peggio, di psichiatra: fatto che più di una volta mi è capitato di osservare. Mai potrò dimenticare (infatti l’ho immortalato a futura memoria nel mio libro Pazzi per la Scuola – Alpes Italia Edizioni) quel dirigente la cui relazione assumeva i connotati di un certificato medico con tanto di diagnosi (tra l’altro corretta) che così concludeva il proprio scritto: “L’insegnante non può essere dunque che affetto da Disturbo Ossessivo Compulsivo”. Lascio al lettore immaginare l’esito della conseguente denuncia da parte del docente ai danni del suo Capo d’Istituto.

Vale qui la pena richiamare un episodio gratificante di recente occorso in un caso da me seguito. Il dirigente aveva stilato una relazione perfettamente in linea con la richiesta di un suo docente che domandava di fruire di un’ulteriore periodo di inidoneità temporanea alla mansione, dicendosi disponibile ad impiegarlo in attività alternative. A motivare l’accertamento medico era la perdurante fragilità emotiva del docente che, due anni prima, aveva avuto un episodio acuto di perdita del controllo degli impulsi con aggressione verbale e fisica nei confronti dei ragazzi. Nonostante la gravità del caso, la CMV aveva sancito l’idoneità del docente, costringendolo a ricorrere alla Commissione di II Istanza (CMO). Fu in quell’occasione che venni chiamato dal docente ad assisterlo come medico di parte, e la CMO ci dette ragione, decretando l’inidoneità temporanea alla docenza. Scaduto il tempo stabilito, avremmo di nuovo dovuto presentarci alla CMV verosimilmente indispettita dal ricorso patito e perso, ma tutto è andato per il meglio anche grazie all’ottima relazione della dirigente che si concludeva con questa audace attestazione, seppure ai limiti della correttezza istituzionale: “Considerate la perdurante instabilità emotiva del docente e l’eventuale rischio per l’incolumità dell’utenza, esprimo parere sfavorevole all’utilizzo in attività di docenza con parere favorevole all’impiego dell’interessato in altre mansioni”.

In quell’occasione, anche le circostanze sono venute in nostro aiuto. In sala d’attesa mi trovavo a fianco una giovane insegnante della scuola primaria che era entrata in Commissione prima di noi ed era accompagnata dal suo psichiatra. Questi, al termine della seduta, si era trattenuto a parlare coi colleghi della CMV ed io avevo così avuto l’occasione di scambiare qualche battuta con la ragazza sulla trentina. Parlava in modo appropriato e sembrava del tutto normale: si lamentava per essere stata ritenuta inidonea permanentemente all’insegnamento e voleva rientrare in classe. Diceva di essere vittima di mobbing dalla dirigente che addirittura mesi addietro aveva attivato e ottenuto la richiesta di un TSO (trattamento sanitario ospedaliero) e di essere attualmente in terapia col Litio (“ma non con psicofarmaci”). Da queste poche battute è impossibile stabilire come sitanno le cose realmente, ma posso affermare con certezza che finora non mi è mai capitato di vedere l’attivazione di un TSO “a casaccio” o peggio per mobbing, inoltre la signora fa uso di Litio che è a tutti gli effetti uno psicofarmaco classificato tra i più potenti stabilizzatori dell’umore, pertanto assai utilizzato per esempio nel Disturbo Bipolare dove fasi depressive si alternano con periodi di maniacalità a ciclo più o meno rapido. Posso certamente dire che, mentre la giovane maestra parlava col sottoscritto, appariva del tutto normale, possedeva un linguaggio appropriato e un timismo adeguato alle circostanze. Questo per dire che anche in presenza di disturbi bipolari, o psicotici, o di altro tipo, è possibile fruire di periodi intercritici di assoluta normalità.

Questo episodio mi è servito a rendere più credibile alla CMV la tesi provata nelle mie ricerche, cioè che le patologie professionali degli insegnanti sono soprattutto di natura psichiatrica. Il presidente della Commissione mi ha risposto di getto: “Il caso precedente era uno di quelli. Non ha idea di quante ne vediamo!”. Ma pochi minuti dopo è arrivato il controcanto dello psichiatra: “Ma come fanno a stare male coi tre mesi di vacanza all’anno?”. Confesso che ho provato rabbia mista a sconforto ma, per non compromettere il risultato della visita, mi sono limitato a suscitare l’ilarità dei colleghi affermando la solita verità: “Ho imparato dalle circostanze che quella degli insegnanti non è vacanza, è piuttosto convalescenza”.

Da ultimo una piccola chiosa sull’improvvida idea del legislatore che, pochi anni fa, ritenne utile integrare la CMV (cui prodest?) con un rappresentante del MIUR scelto in ambito regionale tra i funzionari dell’USR. L’iniziativa creò sconcerto per almeno tre motivi fondamentali: a) quale tipo di apporto avrebbe potuto dare quella figura ad un Collegio che doveva accertare l’esistenza o meno della salute di un docente ai fini della sua idoneità al lavoro? b) Come poteva una persona senza qualifica di medico, di tutt’altra estrazione culturale e professionale, integrare un Collegio Medico? c) Come era possibile che il datore di lavoro (MIUR), nel rispetto della legge sulla privacy, venisse a conoscenza di dati sensibili, quali la diagnosi medica di un suo lavoratore? Sarebbero bastate queste tre semplici ragioni a indurre il ritiro del provvedimento, ma così non fu. Si preferì invece piegarsi alle circostanze, adottando la furbesca e farisaica “precauzione” di far interagire la CMV col rappresentante del MIUR solamente a visita espletata, cioè in un secondo momento. Inutile dire che in questa seconda fase, tra l’altro, l’interessato ed il suo medico di parte restavano privati del diritto di fare presente, motivandole di persona alla Commissione, le proprie istanze e controdeduzioni. Per non parlare poi del potenziale e gravissimo rischio per un lavoratore di vedersi oggetto di un provvedimento medico di inidoneità al lavoro subordinato alla disponibilità, nell’organico ministeriale, di posti di lavoro con mansioni diverse dall’insegnamento. Sarebbe infatti inaccettabile che il criterio di giudizio della CMV venisse sostituito da qualunque altro criterio che non fosse esclusivamente medico.

In tutta questa vicenda, come l’anno scorso quando il ministro Giannini accentrò a Roma le visite dei ricorsi alla CMO per tutta Italia (si trattò infatti di un vero pesce d’Aprile per i docenti malati di tutto il Paese, tra l’altro occorso proprio in data 01.04.14), il silenzio sindacale, in materia di tutela della salute dei docenti, fu ancora una volta imbarazzante.

Per concludere, facendo tesoro delle esperienze vissute, riassumo in punti ciò che mi pare evidente sia da fare con urgenza nella cosiddetta Buona Scuola, con l’impegno attivo delle Parti Sociali:

  • La classe medica deve essere erudita circa le malattie professionali degli insegnanti attraverso la divulgazione dei pochi studi scientifici ad oggi disponibili sull’argomento;
  • I dirigenti scolastici devono essere preparati ad assolvere le loro innumerevoli incombenze medico-legali. L’istituzione si è data il compito di formarli sull’argomento (DM 382/98) e non ha mai provveduto ad assolverlo. Il solo USR del Veneto mi ha chiesto di formare in proposito i propri dirigenti mentre agli altri per il momento sembra non interessare la questione;
  • I docenti devono vedere applicato il DL 81/08 (art 28 e seguenti) per attuare la prevenzione e il monitoraggio dello Stress Lavoro Correlato;
  • L’istituzione deve fornire i mezzi (la prevenzione costa ma non sono stati stanziati fondi ad hoc), prevedere un percorso standard efficace, infine effettuare controlli circa la buona applicazione del DL 81/08. Non da ultimo, vale la pena che i rappresentanti del MIUR per le CMV, scelti in ambito USR, ricevano adeguata formazione in merito alle patologie professionali della categoria professionale docente.

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