Storia di supplenze brevi. Lettera

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Inviata da Piero Migliaccio – Servono punti, a trentun’ anni e a sei ultimati dalla fine del conservatorio, nessun corso abilitante e nessun concorso indetto dal ministero della P.I, pochissime supplenze, di cui una a Bolzano di due mesi circa, una da febbraio a giugno due anni dopo(To) e l’ultima quest’anno sul sostegno,19 giorni giusti per avere due punti, in un paesino della provincia di Torino.

Il primo anno a Bolzano è stato difficile trovare dove abitare e grazie ad un amico di Trento ha fatto, per i primi quindici giorni, la spola tra le due città, poi, per grazia ricevuta è stato ospite in una abitazione grazie al buon ausilio di una gent.ma prof del luogo; l’anno successivo è riuscito a trovare un’abitazione 500€ più luce e gas ;in questo periodo, fondamentale è stato l’aiuto dei genitori che fino al primo stipendio lo hanno sostenuto da tutti i punti di vista.

Quest’anno le cose non sono cambiate, per raggiungere il posto di lavoro c’è stato bisogno di una macchina(per il tragitto Calabria-Piemonte), naturalmente a carico della famiglia e con l’aggiunta di una quota di 600€ per vivere in albergo, visto che per 19 giorni (ottobre novembre)è stato difficile trovare una casa o un appartamento, la supplenza ad oggi è stata allungata fino a marzo 2022 e, quindi, c’è l’esigenza di trovare una casa per abbassare i costi che nel frattempo, per un mese la quota alloggio è aumentata a 700 €.,alla somma manca il vitto e con l’aggravante che il primo stipendio deve ancora arrivare.

Ad oggi è un precario in attesa di un concorso o un’abilitazione ; in virtù di questo mi chiedo e vi domando cosa deve fare ancora un giovane per poter lavorare in maniera dignitosa, con passione e con la necessaria tranquillità economica e interiore per formare una famiglia? Stipendi bassi, fuori regione, pagati in ritardo, senza abilitazione, senza concorsi, con spese per acquisire punteggi che magari l’anno successivo non servono più e, nonostante questo, il nostro il governo nicchia e i sindacati dormono; ma la cosa che più mi rattrista e che gran parte delle testate giornalistiche, tra mille inchieste e servizi vari, non mettono sufficientemente in risalto i problemi reali dell’insegnamento, ma poi quando devono parlare degli insegnanti e della scuola che non prepara affondano impietosamente la lama.

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