Stop supplenze, Anief: riaprire GaE con corsi abilitanti per docenti con 36 mesi di servizio

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Anief  Prima i Governi Renzi e Gentiloni e dopo la sentenza Mascolo della Corte di giustizia europee (nel novembre 2014) elaborano un piano straordinario di assunzioni immediato per chi è in GaE e due straordinari per la scuola secondaria rivolto ai precari abilitati non inseriti in GaE e per quelli con 36 mesi (legge 107/2015, dlgs 59/2016). Già con le prime immissioni in ruolo nel 2015 il banco non regge.

Il premier Renzi nel 2014 ne aveva annunciate 150 mila (tutti i precari supplenti in organico di fatto), ma il Mef ne autorizzò 50 mila, a cui il Miur ne aggiunse 50 mila su posti di potenziamento per arrivare almeno a quota 100 mila: alla fine della fiera, ne furono immessi in ruolo, nel 2016, soltanto 88 mila, perché la maggior parte dei precari abilitati non era inserito nelle GaE, cioè nel doppio canale di reclutamento vigente da un ventennio per via della loro chiusura ai docenti non abilitati dal 2012.

Quindi si procede con un nuovo concorso ordinario, nel 2016, e con il primo riservato nella secondaria sotto il Governo Gentiloni, rivolto proprio ai precari esclusi dalla Buona Scuola. Ma anche lì, è uno choc: soltanto un precario su due abilitato presenta domanda, in 7 mila sono assunti con un contratto da precari nel 2018 e altri 35 mila sperano di prendere una cattedra nel 2019 dalle nuove graduatorie regionale di merito ad esaurimento, le Grme, ma in molti rimarranno delusi perché la regione scelta non ha più posti per accoglierli o la propria classe concorsuale è in esubero. Lo sanno bene i vincitori del concorso 2016 e gli idonei, che dopo due anni vedono prorogata la vigenza della propria graduatoria e rimangono comunque al palo.

ARRIVIAMO AI NOSTRI GIORNI

Il Governo attuale, guidato dal premier Giuseppe Conte, interviene prima bloccando il secondo concorso straordinario nella scuola secondaria (legge 145/2018) e attivando un primo concorso straordinario per la scuola primaria e dell’infanzia, successivo alla sentenza dell’adunanza plenaria che cambia l’orientamento del Consiglio di Stato fino a quel momento favorevole all’inserimento dei docenti con diploma magistrale nelle GaE. In 3 mila sono assunti definitivamente, in 7 mila dovranno essere licenziati pur avendo superato l’anno di prova, in 40 mila sono chiamati come supplenti annuali o al termine delle attività didattiche. In pratica, quasi 50 mila tornano indietro di decenni. Nel frattempo proprio 50 mila cattedre vanno deserte per le immissioni in ruolo tra il 2017 e il 2018, e il numero dei supplenti raggiunge l’attuale record visto che si sfiorerà l’incredibile quota di 200 mila supplenze annuali. Sembra assurdo, nel Paese con il più alto numero di precari della scuola, mancano insegnanti da assumere.

Il Governo Conte, comunque, ci ripensa e nella primavera del 2019 dopo l’accordo del 24 aprile con i cinque vecchi sindacati rappresentativi, poi andato in fumo, ripristina il secondo concorso riservato per i precari con 36 mesi nella scuola secondaria, mentre il responsabile scuola della Lega, il sen. Mario Pittoni, annuncia un secondo concorso riservato nella scuola primaria che i soliti cinque sindacati chiedono di rinviare dopo il concorso ordinario da bandire ancora. Il Miur chiede 58 mila assunzioni, il Mef ne autorizza 53 mila, la Commissione europea chiede entro due mesi all’Italia di rispondere con parere motivato sul perché continua ad abusare sui contratti a termine prima di punire il Bel Paese con una multa salata, viste le continue denunce dei supplenti della scuola italiana, molte seguite proprio da Anief, sul tema con una prima procedura d’infrazione archiviata e altre due pienamente attive. Per ora, solo qualche Governatore, peraltro del Nord, si è reso conto che si sta andando dritti verso una sicura procedura d’infrazione e che è giunta l’ora di mettersi una mano sulla coscienza per dire basta a certi ostracismi dannosi.

Siamo al 1° di agosto e la storia ancora è da scrivere, forse il 9 agosto uscirà un decreto legge che aprirà al solo secondo concorso riservato nella scuola secondaria, prorogherà la vigenza delle graduatorie di merito, di certo non risolverà il solito problema delle cattedre deserte, almeno la metà secondo Anief.

Eppure, fino al 2012 esisteva un doppio canale di reclutamento, con il 50% dalle Graduatorie ad esaurimento (Gae) e il 50% dalle Graduatorie di merito (GM).

Nel 2006 le Graduatorie permanenti (Gp) da cui si attingeva anche per le supplenze erano state trasformate ad esaurimento proprio per evitare il perpetrarsi del precariato.

Nel 2008 e nel 2012 sono riaperte per inserire nuovi abilitati.

Oggi sono quasi vuote (la metà dei candidati inseriti con riserva sta per essere depennato) e l’80% delle supplenze avviene dalle graduatorie di istituto e addirittura dalle messe a disposizione dei presidi.

Nel 2019 esiste una terza graduatoria per i ruoli, in subordine a quella di merito ordinario, e con il prossimo decreto legge ne sarà introdotta una quarta da cui reclutare eccezionalmente i primi 20 mila fortunati dopo anni di precariato, un una tantum. Cui prodest?

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE ANIEF

“Basterebbe riaprire le GaE con corsi abilitanti per il personale con 36 mesi di servizio e assumere dalle graduatorie d’istituto in presenza di GaE esaurite scorrendo tutte le tre fasce a livello provinciale – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: è una vecchia proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle quando era all’opposizione e che Anief aveva condiviso se non auspicato. Il risultato sarebbe evidente: tutte le 53 mila assunzioni attuali andrebbero a segno, con meno precari e meno ricorsi.

Poi certo bisognerebbe trasformare l’organico di fatto in organico di diritto, specie su posti di sostegno in deroga, così da liberare altri 100 mila posti da poter dare sempre subito in ruolo. Ne rimarrebbero meno di 50 mila in supplenza, fisiologico ma sostenibile”.

“Se questa è l’analisi e questa la possibile soluzione, forse da oggi in poi i responsabili dell’amministrazione e del sindacato dovrebbero rispondere al Paese sulla loro responsabilità dirigenziale e pagare le colpe dell’irresponsabilità della gestione della macchina pubblica. Speriamo che questo decreto legge risolva e non prolunghi lo stato di agonia della supplentite della scuola italiana perché una cosa è certa: Anief continuerà a battersi per risolvere questa piaga, costi quel che costi”, conclude il sindacalista autonomo.

Versione stampabile
Argomenti:
anief banner
soloformazione