STO “BENE” MA così non va bene. Lettera

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Inviato da Caterina Altamore – Sono fermamente convinta dell’importanza della scuola in presenza.

Sono stata e sono ancora oggi fra coloro che la chiedono con fermezza, come, con altrettanta determinazione, chiedo che ciò avvenga in sicurezza: tanto
per gli alunni quanto per il personale della scuola.

Ma la sicurezza garantita a parole, scritta in moltissimi documenti, ribadita dall’Istituto Superiore della Sanità, nel dettagliato documento “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle
scuole e nei servizi educativi dell’infanzia”, che ha visto anche il Ministero dell’Istruzione fra i componenti che lo hanno redatto, pare non trovare attuazione.

Che cosa succede?

Succede che quando gli insegnanti presentano dei sintomi o hanno saputo di essere stati a contatto con persone positive, restano a casa in attesa che l’ASP o l’ASL intervenga per i necessari accertamenti, che in media
vengono effettuati non prima di dieci giorni.

Nel frattempo, nonostante ci si trovi di fronte a un “caso sospetto”, le lezioni continuano: alunni e docenti occupano gli spazi degli ambienti scolastici vissuti da coloro che si trovano “in attesa di accertamenti”;
la questione è che, potenzialmente, continuano anche i contagi

Non solo.

Essendo la scuola un ambiente chiuso, pur rispettando tutto ciò che è previsto (igienizzazione, distanziamento, mascherina, aerazione degli ambienti), non è possibile escludere che non avvenga il contagio. Lo testimoniano
molte notizie su insegnanti e alunni risultati positivi al Covid.

Inoltre, a fronte della dichiarazione di aver rispettato le norme indicate a scuola da parte di chi è risultato positivo al test, succede che le classi o le persone con le quali è entrato in contatto non vengano poste
in quarantena. E ciò è paradossale!

Se un lavoratore o un insegnante dichiara di avere dei sintomi o di aver avuto contatti con persone già positive, devono essere garantiti subito i necessari accertamenti, attraverso il tampone rapido, e, contestualmente,
le classi devono essere poste in quarantena (come peraltro è stato stabilito dallo stesso Ministero dell’Istruzione nelle Indicazioni operative predisposte con l’ISS).

Ad oggi, invece, ci sono docenti che, da giorni, aspettano di capire se sono positivi oppure no.

Nel frattempo i Dirigenti, sulla base di disposizioni ricevute, non sono tenuti a chiudere le classi e i focolai possibili potrebbero diventare pericolosissimi incendi.

È necessario intervenire subito.

Non si può procrastinare oltre.

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