Stipendio e rinnovo CCNL, Anief: recuperare inflazione anni blocco contrattuale

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Comunicato ANIEF – Anief riconosce lo sforzo del Governo nel normalizzare le relazioni sindacali, ma chiede come base di partenza l’impegno a riconoscere per il futuro il recupero dell’inflazione durante gli anni del blocco contrattuale, come avvenuto nel settore privato dove si sono registrati aumenti persino superiori, a rivedere la trattenuta del TFR e le finestre per il pensionamento. Siamo contrari a ogni regionalizzazione o blocco sulla mobilità del personale come a inutili meccanismi di sorveglianza, come abbiamo dichiarato in audizione al Senato al decreto semplificazione. 

C’è interesse per gli aumenti dei dipendenti del pubblico impiego. Nella legge di bilancio sono stati stanziati 1,7 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti di tutti gli impiegati pubblici, inclusi gli 850mila dipendenti di ruolo della scuola al lordo dell’indennità di vacanza contrattuale. Alla resa dei conti, commenta Orizzonte Scuola, “si tratta di una cifra alquanto bassa: 40 euro lordi” a dipendente pubblico. Sulla questione è intervenuto il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, nel corso di un’intervista al Messaggero, affermando che ulteriori risorse potranno arrivare soltanto con la prossima finanziaria: “È chiaro che ulteriori risorse potranno eventualmente arrivare solo con la prossima legge di bilancio. Io dico che possiamo iniziare a incontrare i sindacati – con i quali finora credo di avere un rapporto buono – a condizione però che venga riconosciuto l’investimento fatto nella pubblica amministrazione”.

Anief, in verità, se ritiene questo investimento (1,2%) quasi allineato alla stima previsionale dell’aumento del costo della vita (1,4%) per il solo 2019, e pur confidando che nella prossima legge di bilancio ci possano essere ulteriori risorse per garantire la stessa copertura per gli anni successivi, tuttavia, rimarca come al tavolo per il rinnovo dei contratti bisognerà sottoscrivere il comune intento di recuperare il gap perso rispetto all’aumento dell’IPCA registrato nell’ultimo decennio. Già con la legge 205/2017 il Governo disse che avrebbe trovato nella successiva legge di bilancio ulteriori risorse, ma quelle trovate oggi servono soltanto a normalizzare una situazione che era fuori dalla nostra Costituzione.

Per non parlare dell’Europa, dove si investe un punto percentuale di PIL in più nel settore Istruzione e dove mediamente gli stipendi degli insegnanti a parità di ore sono quasi di un terzo superiori.A registrare la pochezza dei compensi dei nostri docenti, di recente, è stata addirittura l’Aran che, nell’esaminare le retribuzioni medie pro-capite fisse, accessorie e complessive per comparto tra il 2001 e il 2016, ha evidenziato come queste si siano ridotte proprio rispetto al costo della vita.

L’aumento complessivo di 5 punti di stipendio col vecchio contratto rimane, infatti, ben lontano dai 14 punti di aumento dell’inflazione registrata tra il 2008 e il 2018: ecco perché il sindacato consiglia di ricorrere in tribunale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-18, in modo da far recuperare a docenti e Ata almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015.

PER APPROFONDIMENTI:

Gli aumenti dell’ultimo decennio prodotti (e non) sugli stipendi dei dipendenti pubblici tenendo conto dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i paesi UE: 

ANNO IPCA AUMENTI
2008 1,7
2009 0,7
2010 1,5 0
2011 2,0 0
2012 1,5 0
2013 1,5 0
2014 0,2 0
2015 0,2 0
2016 0,2 0,36
2017 1,2 1,09
2018 1,0 3,48
9,3 4,93
●                    4,4
2019 1,4 1,3
●                    0,1
2020 0,7 0,35
2021 0,6 0,30

 4,5%: su uno stipendio di 32.500 euro comporterebbe l’aumento di 1.462,50 euro, ovvero quasi il triplo rispetto ai 520 euro previsti per 3,3 mln di dipendenti pubblici. Per realizzare l’operazione, però, servono dalla legge di Bilancio circa 4,8 miliardi di euro, che andrebbero prelevati dalle risorse del reddito di cittadinanza.

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