Stipendio, Anief: meno soldi dal 2019 e nessuna risorsa per rinnovo CCNL

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Comunicato Anief – Il prossimo 31 dicembre, tra poco più di due mesi, scadrà il periodo di vigenza del contratto: se non arrivano finanziamenti con la manovra di fine anno, di cui sinora non c’è traccia tramite il Documento di economia e finanza, oltre la metà dei docenti e del personale Ata non solo non avrà aumenti stipendiali ma addirittura si ritroverà con una busta paga di alcune decine di euro in meno.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, piove sul bagnato: il contratto sottoscritto il 20 aprile scorso non solo è illegittimo e lesivo della Costituzione, ma anche a termine. Siamo pronti a ribellarci nelle opportune sedi.

Altro che aumenti: per oltre la metà del corpo insegnante di ruolo, tutti i docenti precari e quasi tutto il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, dal prossimo mese di gennaio lo stipendio sarà inferiore a quello attuale, già ridotto all’osso. Nel Documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei Ministri non c’è traccia delle somme che dovrebbero rifinanziare l’elemento perequativo, ossia quelle risorse messe a disposizione per far sì che a tutto il personale venisse garantito un aumento pari al 3,48%: ad oggi, infatti, parti di quegli incrementi, arrivati dopo un decennio di blocco, sono stati garantiti dal precedente Governo solo fino al prossimo 31 dicembre.

 “Al momento – scrive Orizzonte Scuola – mentre le forze politiche di maggioranza sono al lavoro sulla legge di Bilancio, non si è parlato di risorse da destinare al rinnovo contrattuale, come si evince dalla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvata la scorsa settimana. Non solo non c’è traccia di risorse per il rinnovo, ma non si parla nemmeno delle somme che dovrebbero rifinanziare l’elemento perequativo, ossia quelle risorse messe a disposizione per far sì che anche al personale della scuola venisse garantito un aumento pari al 3,48%”. Questo significa l’accordo che ha permesso di favorire i mini-aumenti anche ai dipendenti della PA che percepiscono gli stipendi più bassi, attorno ai 25mila euro annui, non potrà essere garantito per il futuro.

 “Piove sul bagnato, perché – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – il contratto sottoscritto il 20 aprile scorso per il triennio 2016/18 dai sindacati Confederali, che l’Anief considera illegittimo e lesivo della Costituzione, per circa 600 mila docenti e Ata si sta rivelando un contratto a termine. Non bastava che l’assegnazione del 3,48%, e di arretrati irrisori, pari a poche centinaia di euro (per il 2016 appena lo 0,36%) non abbia coperto nemmeno la metà degli oltre otto punti di inflazione che è avanzata tra il 2008 e il 2016”.

“Guardando poi allo stipendio tabellare non va meglio. Perché – continua il sindacalista – tra il 2010 e il 2016, il personale della scuola ha perso ben 1.147 euro, incluso di accessorio, complessivamente 353 euro rispetto al 2012. Come se non bastasse, gli aumenti del 3,48% per il 2018, erogati dal mese di marzo, non varranno per il TFS/TFR e ciò perché non sono aumenti ma un bonus concordato coi sindacali confederali, a dispetto di quanto previsto dalla Legge di Stabilità che ne aveva coperto i finanziamenti.

Anief ricorda che soltanto di indennità di vacanza contrattuale, il personale della scuola avrebbe dovuto ricevere il 4% e per questo il sindacato continua a presentare ricorsi gratuiti, proprio per far attribuire ai lavoratori il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018.

Secondo l’Anief è nel frattempo necessario chiedere giustizia da subito nelle sedi giudiziarie, recuperando almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. E rivendicando anche migliaia di euro per i mancati arretrati. Gli interessati al ricorso contro gli aumenti stipendiali miserevoli possono ancora chiedere il modello di diffida al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]

05 ottobre 2018

Ufficio Stampa Anief

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione