Stipendio, Anief: Governo firma intesa per aumenti ma le risorse non ci sono

Comunicato ANIEF – Il costo complessivo che dovrebbe garantire agli oltre 800 mila insegnanti italiani un «aumento a tre cifre» è pari a 2,2 miliardi. Di cui 1,4 ancora da reperire: è “una partita tutt’altro che semplice nonostante l’innalzamento dello stipendio dei prof sia una dei pochi temi non divisivi tra le due anime della maggioranza gialloverde”.

Si tratta di “una cifra “impegnativa” considerando le altre poste (in primis, clausole Iva e flat tax) già in agenda. Al netto, ovviamente, di come verrà risolta la querelle con Bruxelles sui nostri conti pubblici.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il Governo ha prima firmato l’accordo, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per conferirgli massima autorevolezza e visibilità, ed ora si scopre che non ci sono i finanziamenti pubblici per onorare quell’intesa. Anziché confermare l’impegno, anzi, si parla con insistenza di tagli al settore per ben 4 miliardi in tre anni, di cui la maggior parte a quel sostegno agli alunni disabili che lo stesso Governo dice di volere rilanciare e migliorare. Ma anche ammesso che il Governa compia il miracolo di trovare quei fondi, rimane da risolvere il problema che le Confederazioni sindacali continuano a non volere sottoscrivere la definizione del contratto quadro sulla rappresentatività: è un atto indispensabile per il rinnovo dei contratti di categoria, contro il quale la scorsa settimana, dopo i tanti incontri inutili di giugno tenuti all’Aran, l’ufficio legale dell’Anief ha deciso di ricorrere in tribunale”.

È un povero illuso chi pensa che il problema degli stipendi dei docenti italiani si risolva trovando 100 euro in più: lo dice anche, stamane, Il Sole 24 Ore, sostenendo che “anche se le risorse venissero recuperate il rinnovo non basterebbe tuttavia a sanare il gap con il resto d’Europa”. Perché l’Italia, scrive il quotidiano economico, “resta strutturalmente al di sotto della media europea oltre che di quella Ocse. Sia per le retribuzioni di partenza che per quelle di arrivo. Del resto era stata la stessa Commissione Ue a ricordarci qualche giorno fa che nel nostro Paese una vera e propria carriera degli insegnanti”.

È oramai appurato, commenta Anief, che l’accordo di fine aprile era solo finalizzato a ricevere consensi in vista delle elezioni europee fissate esattamente trenta giorni dopo. L’intesa, tra l’altro, ha il sapore della beffa e fa seguito agli aumenti risicati del 3,48%  e agli arretrati farsa del Governo Pd. Ad oggi, con il contratto scaduto da sei mesi, la realtà rimane quella scritta alcune settimane fa nel Country Report sull’Italia elaborato dalla Commissione europea, dal quale risulta che “gli stipendi degli insegnanti italiani rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria”, con i colleghi di Germania e l’Olanda che percepiscono addirittura il doppio dei compensi. “Anche la progressione salariale è notevolmente più lenta rispetto a quella degli omologhi internazionali”, con lo “stipendio massimo raggiunto dopo 35 anni in Italia, contro 25 anni nella media OCSE”.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE MARCELLO PACIFICO

“In attesa di reperire quei fondi tutti i dipendenti della scuola – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – si dovranno accontentare dell’indennità di vacanza contrattuale scattata ad aprile, quattro mesi dopo la scadenza del contratto, come previsto dalla legge, che va in media dai 3,90 euro del collaboratore scolastico ai 5,60 euro di un docente delle superiori; dell’accreditamento di mini-arretrati, sotto forma di conguaglio; dell’elemento perequativo nello stipendio del mese di maggio 2019, non coperto dal precedente Governo; dell’assegnazione, a giugno, degli incrementi per scaglioni stipendiali; ed infine dell’introduzione, nella busta paga di questo mese, di aumenti tra i 6 e gli 11 euro che andranno a completare l’applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale.

“Per prendere coscienza dell’esiguità di questi incrementi – continua Marcello Pacifico – basta ricordare che nella maggior parte dei casi, le addizionali regionali e comunali introdotte in busta paga sono automatiche per sopperire ai tagli agli enti locali, risultano superiori: così, oltre un milione di dipendenti pubblici ancora una volta si ritrova con il salario fermo e al di sotto del costo della vita. Per rimettere in sesto il potere d’acquisto dei docenti e del personale Ata della scuola servono incrementi consistenti, altrimenti gli oltre 8 punti di ritardo stipendiale rispetto all’inflazione, accumulati tra il 2007 e il 2015, rimangono una cifra inarrivabile. Inoltre, è il caso di ricordare che il gap nel caso dei precari è ancora maggiore, visto che rimangono fermi allo stipendio iniziale e anche quando vengono immessi in ruolo si vedono riconoscerne, ai fini dell’accreditamento degli scatti automatici in busta paga, solo una parte, malgrado i giudici siano ormai di tutt’altro parere. Per non parlare del primo ‘gradone’, tra i tre e gli otto anni di carriera, svenduto dagli altri sindacati a mai riassorbito, sul quale sempre i tribunali stanno avendo molto da ridire”.

LA SOLUZIONE DELL’ANIEF

Eppure, Anief ha di recente più volte indicato al Miur e al Governo come si potrebbe uscire da questo stato di cose: basterebbe introdurre nella voce tabellare degli stipendi tutti i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera degli insegnanti. In questo modo, considerando che si tratta di cifre sostanziose, il sindacato ha calcolato che si arriverebbe a garantire un aumento di almeno 200 euro. Così, si andrebbero a coprire, in un “colpo” solo, i finanziamenti necessari per il prossimo triennio, valorizzando pure al massimo il ruolo professionale dell’insegnante, ma anche predisponendo il passaggio di livello funzionale del personale Ata, previsto per legge ma mai adottato da governi e amministrazioni scolastiche che continuano ad aggirare gli impegni presi.

Il giovane sindacato, infine, non può non ricordare che, ammesso che si trovino i soldi, lo stipendio della categoria non si sbloccherebbe comunque. Ad oggi, infatti, alcune Confederazioni sindacali continuano a non volere sottoscrivere la definizione del contratto quadro sulla rappresentatività. Tale atteggiamento oppositivo, legato a dinamiche interne ad alcuni sindacati, renderebbe vana l’applicazione di qualsiasi aumento dei compensi dei lavoratori dei vari comparti pubblici, poiché l’Aran ritiene propedeutico il raggiungimento del contratto sulla rappresentatività, al fine della stipula del rinnovo dei contratti di categoria.

“Anief – ha detto il suo presidente nazionale -, stufo dei diversi incontri andati a vuoto, ha dato mandato all’ufficio legale di ricorrere in tribunale, al fine di ottenere dai giudici quel rispetto della legge, della democrazia, della libertà sindacale, del volere dei lavoratori con il rinnovo delle Rsu dell’aprile 2018 che la burocrazia pubblica ci sta sottraendo ormai da un anno”. Il tavolo all’Aran, nel frattempo, è stato riconvocato con urgenza proprio per la giornata di oggi.

L’AZIONE DELL’ANIEF

L’organizzazione sindacale Anief ricorda che l’attuale indennità di vacanza contrattuale e se arriveranno i 100 euro promessi, a seguito del vago accordo di Palazzo Chigi del 24 aprile scorso, sono comunque insufficienti per recuperare l’enorme gap rispetto agli altri Paesi avanzati, dove mediamente si percepisce circa uno stipendio doppio, andando anche in pensione molto tempo prima e senza decurtazione dell’assegno di quiescenza. Ecco perché Anief invita tutti i lavoratori interessati a presentare ricorso al giudice del lavoro, in modo di adeguare l’indice di incremento al tasso IPCA reale e non aggiornato dal settembre 2015.

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