Stipendio. Anche i precari hanno diritto agli scatti di anzianità, e il Miur paga. Ma attenzione a termine decennale prescrizione

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In materia scatti di anzianità è sempre più solido l’orientamento dei giudici italiani a riconoscere pari dignità di trattamento tra precari e personale di ruolo.

In materia scatti di anzianità è sempre più solido l’orientamento dei giudici italiani a riconoscere pari dignità di trattamento tra precari e personale di ruolo.

Gli ultimi pronunciamenti in ordine di tempo ci sono stati trasmessi il 19 maggio scorso, quando il Tribunale del Lavoro di Torino ci ha portati a conoscenza di ben cinque sentenze in cui il MIUR viene condannato per violazione della Direttiva 1999/70/CE e del relativo Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato e in cui viene ribadito che “non possono esservi dubbi sul fatto che l’Ordinamento comunitario prescrive come regola la parità di trattamento tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato nel settore privato come in quello pubblico” anche per quanto riguarda la retribuzione.

Marcello Pacifico, presidente di Anief, il sindacato che ha patrocinato i ricorsi, esprime piena soddisfazione per la sonora sconfitta dei legali del Miur ma ricorda che in assenza della volontà politica a sanare questa situazione, l’unica strada resta quella della contestazione legale.

Pacifico, secondo il Giudice del Lavoro di Torino anche i precari hanno diritto agli scatti di anzianità. Le cinque sentenze del 19 maggio rappresentano una svolta nella nostra giurisprudenza o si corre il rischio che altri tribunali diano una interpretazione diversa? Qual è il principio che ha ispirato la magistratura?

“L’ultima sentenza di un tribunale piemontese riconosce un risarcimento di 35 mila euro. Che dire, ricorrere paga laddove lo Stato ti ha voluto precarizzare. La magistratura, ormai, dopo anche la recente sentenza delle sezioni unite della Cassazione si sta orientando verso il risarcimento anche se già qualche giudice (Siena, Napoli, Crotone, Trani) ha scelto la strada della stabilizzazione. Una sentenza positiva della Consulta potrebbe aprire le porte a migliaia di assunzioni, ma ad ogni modo la strada del risarcimento è stata persino tracciata dal legislatore (legge 107/2015) che ha previsto uno specifico fondo per poter pagare quanto deciso dai giudici. In un anno, da sei tribunali del Piemonte per 70 ricorrenti abbiamo avuto più di un milione di euro di risarcimenti, indennizzi, relativi anche a mancati scatti percepiti e mensilità estive”.

Il Miur potrà opporsi a questa decisione o dovrà liquidare immediatamente la cifra imposta dai giudici?

“Il Miur deve liquidare la somma e dopo la sentenza delle SS. UU. della Cassazione difficilmente proporrà appello anche se è sempre una strategia dissuasiva nei confronti dei ricorrenti”.

Sarebbe legittimo aspettarsi che Miur e Governo decidessero di procedere a un atto legislativo che riconoscesse a tutto coloro che hanno i requisiti quanto stabilito dai giudici di Torino?

“Non ci sono i soldi, l’unica strada rimane il ricorso, ma attenzione al termine decennale della prescrizione, l’arma su cui puntano a Viale Trastevere”.

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