Stipendi scuola, “se non cresce il PIL dell’intero paese non possono aumentare”. L’affondo di due docenti universitari

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Sul Sole 24 Ore c’è spazio per le considerazioni dei docenti universitari Michele Meoli e Stefano Paleari (Università di Bergamo) sul tema degli stipendi degli insegnanti. 

“La proposta avanzata dal Ministro Giuseppe Valditara di considerare il costo della vita nella determinazione degli stipendi dei professori ha riaperto un dibattito storico sulla questione del livello adeguato di compensazione per gli insegnanti italiani, che risultano tra i meno pagati in Europa (con una media di 36.800 euro rispetto alla media UE di 42.599 euro, secondo i dati dell’Ocse). Tuttavia, tale questione è di attualità e riguarda molte altre categorie di lavoratori, e pertanto va affrontata in un contesto più ampio e tenendo conto di una considerazione fondamentale: il livello di ricchezza del Paese”.

“Secondo i dati forniti da Eurostat, il Pil pro capite italiano (espresso in Pps, ovvero a parità di potere d’acquisto) nel 2021 è stato pari a 30.900 euro, inferiore del 5% rispetto alla media dei 27 paesi dell’Unione (32.400 euro). Questo dato porta ad una seconda considerazione importante: in passato le cose non erano così. Infatti, dieci anni fa nel 2011 l’Italia aveva un Pil pro capite di 27.000 euro, ben al di sopra dei 25.700 euro calcolati per l’UE a 27 e in linea con la media della più ristretta Eurozona. Questa differenza è spiegabile dal fatto che l’Italia ha sperimentato nell’ultimo decennio un tasso di crescita del Pil pro-capite più modesto (1,36% su base annua) rispetto a quello della Francia (1,94%), della Germania (2,09%) e dei Paesi Bassi (1,95%). Inoltre, la popolazione italiana si è contratta (-0,22%) in un contesto in cui gli altri Paesi europei non hanno fatto la stessa esperienza”.

“Il tema degli stipendi degli insegnanti rappresenta un tema di attualità in relazione alla crescita economica, poiché mette in luce le conseguenze pratiche della decrescita o della minore crescita, che si traducono in una riduzione del potere d’acquisto delle persone. La professione degli insegnanti si colloca in un mercato del lavoro nazionale. Se non si riprende la crescita e se non si migliora il livello medio rispetto agli altri Paesi europei, è difficile immaginare un aumento degli stipendi non solo degli insegnanti, ma anche di altre categorie di lavoratori”.

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