Stipendi scuola corrispondono alla mancanza di riconoscimento sociale. Lettera

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inviata da Mario Santoro – Leggo non stupito i dati pubblicati dalla Ragioneria dello Stato, e appena riportato sui siti on line dediti alla informazione sulla Scuola. Sembra che ultimamente il ferro sia caldo e vuole essere battuto.

E pertanto cosa altro deve accadere perché si prenda coscienza o consapevolezza del degrado che accompagna da anni i giorni della didattica, intrisi dell’arroganza e talvolta del sopruso o abuso e scarica barile di chi è salito al podio della Governace con il placet del Governo, manifestato attraverso l’aumento di 400/500 euro (dimentico di essere stato/a docente a suo tempo), mentre noi, gli addetti più diretti, nemmeno le briciole come quelle dei padroni che cadevano dagli angoli dei tavoli sudici dal puzzo di carni arrostite e vino colato da caraffe sempre colme (seguo il sequal “il trono di spade”…, scusatemi!), e a cui a dare man forte c’è poi l’utenza e quanto ruota attorno ad essa: vedi la famiglia pronta a picchiarti se non riconosci il valore dello studio del figliolo.

Ci hanno promesso la Luna, e noi ci abbiamo creduto, ancora una volta (impareremo mai?), come sempre accade a coloro che guardano l’orizzonte in attesa di una nave che li salvi (magari se la nave poi è quella dei Sindacati, quelli denominati Confederali, i cui capitani talvolta si vestono da segretari ministeriali o ministri, e addio alle lotte per i diritti degli elettori-lavoratori…), anziché adoperarsi a costruirne una (di scialuppa) da se stessi e prendere il largo su questo fiume disperso, dimenticato. Proprio noi che dovremmo avere un intelletto un po’ più ampio libero attento sensibile elastico.

Non arrendiamoci, non restiamo attoniti dinanzi al nubifragio, o al rumore delle tante crepe che segnano indebolendo da anni la Casa Scuola. Lo abbiamo fatto e con coraggio e finalmente uniti mandando a casa l’arroganza renziana. Non stoppiamo questa democratica azione che in vero decide il corso della storia di un popolo, di un Paese: del resto potestas in populo. Per chi non lo avesse compreso.

Il mio appello non sia strumentalizzato o inteso come un grido di “sinistra”. No. Ma un invito a fare sentire una volta per tutte la nostra VOCE attraverso gli strumenti NON VIOLENTI che la Democrazia ci consente di adoperare: pensate per un attimo se tutto il SERVIZIO PUBBLICO (nella sua funzione Amministrativa e della Istruzione) si fermasse anche per un giorno, due, una settimana. Credete che la Politica (quella dei Palazzi) sia così stolta da restare indifferente? Salvo non sia proprio cieca o arrogante. Ma arrivare ad un’azione tale non è cosa facile qui in Italia: non abbiamo mica la Bastiglia, noi.

Non chiediamo la Luna, ma il riconoscimento sociale civile etico morale, che non è soltanto o solamente tradotto nella dovuta e giusta retribuzione (cosa importantissima), affinché la Scuola torni ad essere il luogo sociale dove tutte le differenze (non diversità, poiché non esiste diversità nella diversità, in natura, ma solo la differenza: una rosa non è diversa da un’altra, ma solo differente) possano confluire e operare per la costruzione del Domani che si apre come l’arcobaleno ricco di vari colori, e ritrovare il suo ruolo di Magistra in questa azione di costruzione sociale.

Abbiamo la Ragioneria dello Stato, forse presto le Sentenze che saranno celebrate in questi mesi, ultima il 7 Maggio, perché sperosi che la Giustizia faccia il suo corso, che la Magistratura, quella autentica (onesta) sia interpretatrice della Legge, spesso uso e consumo di chi la ha oltremodo legiferata.

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