Stipendi, quel 2013 cancellato che grida vendetta. Pacifico (Anief): si sta minando la dignità di docenti e Ata

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“Il problema degli stipendi del personale scolastico è quello della mancata considerazione del 2013 ai fini dell’anzianità di servizio, ma bisogna anche recuperare il costo dell’inflazione che pure dopo il nuovo contratto rimarrà più alta di 7 punti percentuali”.

Così si è espresso oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso della diretta Facebook “Ridateci il 2013″, l’appello dei docenti contro la progressione, organizzata dal portale “La Voce della Scuola”.

Durante il confronto è stato evidenziato come il problema dell’anno perso, in cambio delle immissioni in ruolo di quel periodo, è legato a delle risorse che mancano: servirebbero circa 350 milioni l’anno per coprire il ripristino del 2013, con conseguente utilità dello stesso ai fini degli scatti stipendiali automatici. Pacifico ha detto che “recentemente l’Anief ha detto al ministro che gli stipendi di docenti e Ata non sono lontani solo dall’Europa ma persino dalla nostra inflazione: inoltre, va riconosciuta la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, oltre che il primo gradino stipendiale per i neo-assunti e uno ‘scatto’ dopo 35 anni di carriera, a meno che non si crei una finestra per il pensionamento anticipato”.

“Dal 2009 – ha detto Pacifico – l’inflazione è cresciuta di 14 punti mentre gli aumenti stipendiali per tutto il personale scolastico sono fermi al +3,48% applicato nel 2018; si discute ora per il rinnovo del contratto, con un aumento del 4.02%. La somma di questi due incrementi porta al 7,5% e siccome la matematica non è un’opinione gli stipendi degli insegnanti italiani, ma generale di tutto il personale scolastico, ricordando che quelli degli ATA sono un gradino ancora inferiori, saranno comunque lontani di quasi 7 punti rispetto al costo della vita”.

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