Stipendi precipitati, carriere inesistenti, pensioni lontanissime: domani Talk Pulser Anief-Cesi

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A tre anni di distanza del rinnovo dell’ultimo contratto, la questione stipendi del personale scolastico sta diventando dominante: nella scuola docenti e Ata negli ultimi vent’anni si sono visti erodere lo stipendio del 20%, mentre i redditi del lavoro privato sono cresciuti del 30%.

Lo ha detto oggi Andrea Messina, segretario generale Anief, anticipando una parte dei temi che domani affronterà nel corso del Talk Pulser “Il salario, le indennità, i nuovi profili professionali, le pensioni”, organizzato dello stesso sindacato autonomo e da Cesi e visibile su Facebook.

Sono tutte motivazioni che hanno portato Anief a presentare 31 emendamenti alla Legge di Bilancio e proclamare lo sciopero per venerdì prossimo 10 dicembre.

Nel corso dell’incontro si ricorderà quanto è elevato il gap stipendiale dei nostri dipendenti scolastici rispetto ai colleghi d’oltre confine, anche a causa della mancata assegnazione di indennità che in un Paese moderno dovrebbero essere assegnate senza che il sindacato lo ricordasse e scendesse in piazza per pretenderlo. Domani si affronterà anche il vulnus della mancanza di possibilità di fare carriera nella scuola, tranne qualche eccezione, che tra il personale Ata diventa ancora più intollerabile dal momento che il contratto nazionale di categoria lo permetterebbe. Si affronterà, infine, il problema del mancato pensionamento anticipato, concesso quest’anno solo ai maestri della primaria e che invece Anief rivendica per tutto il personale scolastico.

È la riprova – dice Andrea Messina – che la manovra di bilancio 2022 doveva prevedere risorse aggiuntive specifiche per la scuola, sia per favorire i passaggi di carriera, sia per ancorare il reddito minimo all’inflazione di tutti i dipendenti pubblici, sia per evitare che oltre un milione di lavoratori stressati e in gran numero afflitti dal burnout debbano andare in pensione alle soglie dei 70 anni e con assegni pure inspiegabilmente tagliati da riforme approvate a tutto vantaggio dell’erario”.

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