Stipendi più alti di 30 euro col taglio del cuneo fiscale, Anief avverte: non sono aumenti veri

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“Gli stipendi degli insegnanti e del personale scolastico sono tra i più bassi d’Europa e d’Italia, non possiamo pensare di aumentarli con gli artifizi: servono risorse aggiuntive importanti. Per questo al nuovo Governo chiediamo di trovare l’accordo entro l’autunno per il rinnovo del contratto e di garantire i 6 miliardi per coprire l’indennità di vacanza contrattuale, con aumenti automatici in busta paga del 4% per permettere l’indicizzazione IPCA”.

Lo sostiene oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando la convocazione all’Aran dei sindacati rappresentativi della scuola per il prossimo 18 ottobre sulla parte comune del CCNL 2019/21.

Attualmente le risorse per rinnovare il contratto del personale della scuola sono di circa 2 miliardi, a cui si aggiungono oltre 300 milioni di euro destinati alla valorizzazione della professione docente e che il ministro Patrizio Bianchi ha chiesto alla Funzione pubblica di convogliare sugli aumenti di stipendi: una somma che in media porterà a docenti e personale Ata non molto più di 100-120 euro lordi al mese. Oggi la stampa specializzata sostiene che “si tratterebbe solo di un punto di partenza per rendere più dignitosa e a livello europeo le retribuzioni degli insegnanti: si punta anche al taglio del cuneo fiscale fino a 35 mila euro (la maggior parte dei docenti rientra in questo limite): significherebbero altri 25-30 euro”.

Secondo il leader dell’Anief “ben venga la defiscalizzazione degli stipendi, però ricordiamo sempre che il gap rispetto agli altri Paesi e stipendi dei dipendenti italiani si fa sulla somma totale lorda e non quella netta: fare passare queste operazioni come se fossero degli incrementi stipendiale non è un’operazione corretta. Alla scuola, non ci stancheremo mai di ricordarlo, vanno assegnati importanti finanziamenti aggiuntivi, che hanno come base di partenza i 6 miliardi per l’indennità di vacanza contrattuale da garantire per il periodo di mancato rinnovo. Tutti i partiti politici, compresi quelli che si accingono a formare il Governo, hanno promesso che si impegneranno per questo: noi attendiamo fiduciosi, coscienti che per chiudere l’accordo sul Ccnl scaduto da quasi quattro anni non c’è tempo da perdere. In caso contrario – conclude Pacifico – la mobilitazione già in atto del personale diventerà sempre più importante”.

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