Stipendi più alti ai docenti del nord per evitare la fuga. Ecco il piano del Veneto

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Il Veneto fa sul serio nell’ambito della richiesta allo Stato di regionalizzare gli stipendi degli insegnanti. Dopo l’intervento del presidente della Regione, Luca Zaia, arriva quello dell’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan.

La riforma chiesta dal Veneto prevede una gestione territoriale mirata e stipendi più adeguati al costo della vita al Nord, in linea con il modello del Trentino Alto Adige.

Se da una parte l’autonomia territoriale può sembrare una miscela esplosiva, soprattutto considerando le barricate sindacali, dall’altra trova un vasto sostegno regionale. La conferma arriva dalla stessa assessore regionale, in un colloquio con il Corriere del Veneto, nel quale sottolinea come le proposte venete non siano nuove: già nel 2007 c’era l’idea di una macchina organizzativa scolastica autonoma e l’Emilia Romagna aveva avanzato proposte simili.

La proposta si divide in due punti fondamentali:

  1. Gestione territoriale con concorsi mirati: Donazzan parla di una programmazione che verte su tre macro-aree in Veneto, permettendo una distribuzione più equilibrata e mirata di docenti e dirigenti scolastici.
  2. Contrattazione di secondo livello per stipendi adeguati: con l’aumento del costo della vita al Nord, rispetto al Sud, è essenziale offrire retribuzioni più allettanti. Questo non solo incentiverebbe i docenti a lavorare nel Veneto, ma anche migliorerebbe la qualità dell’insegnamento. Donazzan cita l’esempio del Trentino Alto Adige, dove gli stipendi sono in media più alti di 200 euro al mese. Con possibili ore funzionali aggiuntive, si potrebbe rispondere alle esigenze delle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, garantendo al contempo una formazione di qualità per gli studenti.

Per Donazzan la proposta del Veneto risolverebbe il problema legato alla qualità della vita degli insegnanti e assicurerebbe la continuità didattica. Se da un lato Confindustria vede positivamente questa rivoluzione, la Cgil rimane contraria, sottolineando come la strada proposta possa presentare degli ostacoli.

Le parole del presidente Zaia

In concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha proposto di regionalizzare la gestione del personale scolastico. Questa proposta non mira a regionalizzare i programmi scolastici, ma piuttosto l’assegnazione e la gestione del personale, un movimento che, secondo Zaia, potrebbe offrire una soluzione più efficiente alla crisi degli insegnanti. “A parità di contratto”, dice, “la regionalizzazione del corpo insegnante nelle scuole ci permetterebbe di essere più efficienti, accorcerebbe la catena di comando”. Per sottolineare il suo punto, ha confrontato la situazione con la gestione del personale sanitario, chiedendo: “Pensate cosa sarebbe se il personale sanitario fosse gestito da Roma”.

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