Stipendi, per i medici in arrivo 585 euro di aumento e 25 mila euro di arretrati: Anief denuncia un trattamento troppo diverso per docenti e Ata

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“I lavoratori della scuola tra qualche giorno riceveranno il primo stipendio del 2023 e scopriranno di avere avuto un aumento di vacanza contrattuale che si aggira sui 10 euro, quindi solo un decimo rispetto a quanto previsto per legge in attesa della stipula del nuovo contratto nazionale 2022-2024 ancora in altissimo mare.

Questa miseria si somma al +4,2% incassato a dicembre, che ha portato a docenti e Ata (che con 25 mila euro medi lordi annui sono i meno pagati della PA) circa 120 euro di arretrati e fino a 2.500 euro di arretrati: se pensiamo che ai 135 mila medici che hanno già uno stipendio medio di 84 mila euro, l’aumento per il rinnovo contrattuale che si sta prefigurando è di 585 euro, con 25 mila euro di arretrati, possiamo tranquillamente dire che lo Stato tratta i suoi dipendenti con pesi e misure diversificate”: lo dice Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato della scuola Anief, commentando la convocazione da parte dell’Aran delle organizzazioni sindacali dei medici per il prossimo 2 febbraio, alle ore 10.30.

“Di fronte a certi probabili incrementi stipendiali e assegnazioni di corposi arretrati ai medici – continua il sindacalista autonomo – non possiamo che fare notare la discrepanza rispetto a quanto si assegna a chi ogni giorno salvaguarda la formazione delle nuove generazioni. ‘Quid docere’, sarebbe il caso di dire. La verità è che tra il 2022 e il 2023 l’inflazione sarà aumentata del 15%, quindi il lavoratore della scuola alla fine di quest’anno si ritroverà impoverito di oltre il 10%. A chi dice che vale per tutti, ricordiamo che la sofferenza per il costo della vita sempre più alto è decisamente maggiore per chi ha stipendi più bassi. Tanto è vero che gli aumenti dei compensi dei medici, arretrati compresi, risultano di tutt’altro spessore. Se vogliamo uscire da questa spirale, valorizzando nei fatti e non solo a parole il corpo docente e il personale Ata che lavora a scuola, servono risorse specifiche, aumenti importanti, specifici per il settore dell’Istruzione. Altrimenti – conclude Pacifico – negli anni il gap stipendiale rispetto al resto della PA diventerà sempre maggiore”.

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