Stipendi, in arrivo aumento-decontribuzione fino a dicembre per chi percepisce non oltre 2.692 euro lordi al mese. Anief: bene, ma è un altro palliativo a termine

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Sul fronte della povertà stipendiale dei dipendenti, il Governo si rende conto della gravità della situazione e propone un’altra “mancia”: dopo il bonus 200 euro per combattere il caro energia, grazie al sindacato allargato ai precari della scuola fino al 30 giugno, attraverso il Decreto Aiuti Bis starebbe intervenendo sugli stipendi con un aumento all’1% frutto della decontribuzione dei redditi.

Si tratta di un provvedimento, che in settimana dovrebbe avere il sì finale del Consiglio dei ministri, che riguarda però solo i lavoratori con redditi lordi fino a 35 mila euro o con imponibile fino a 2.692 euro lordi al mese. E non si tratta nemmeno di una misura strutturale, perché decadrebbe il prossimo 31 dicembre. Per i lavoratori della scuola la decontribuzione, secondo le prime stime, potrebbe portare un aumento fino a 62 euro mensili per un docente della scuola secondaria con 10 anni di anzianità.

“Si tratta di misure che non possono di certo essere disprezzate – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché in una situazione economicamente difficile come quella che stiamo vivendo, tutte le iniziative che il Governo approva per venire incontro al personale vanno bene accolte. Ancora di più per i lavoratori della scuola, costretti a percepire lo stipendio del 2018, che è anche tra i più bassi della pubblica amministrazione e anche in Unione europea. Ma si tratta sempre di palliativi, che peraltro non andranno a tutti dipendenti”.

“Per questo motivo rimaniamo sempre convinti che bisogna fare di tutto per sottoscrivere il prima possibile quel ‘contratto ponte’ per il periodo 2019/2021 che Anief voleva chiudere entro l’estate, portando nelle tasche (sempre più vuote) dei 936.065 docenti e 209.492 Ata, rispettivamente, fino a 123 euro e fino a 97 euro. Più una somma che va tra i 2mila e i 3mila euro di arretrati. Questo non è stato possibile, per l’opposizione degli altri sindacati. Noi, comunque, non ci rassegniamo e a settembre torneremo a farci sentire all’Aran, quando saremo riconvocati per un nuovo confronto sul Ccnl 2019/21. Del resto, anche l’anteprima dei dati Eurydice 2022 ci ha detto che dopo un decennio di carriera professionale i docenti italiani accumulano in media circa 7.800 euro di divario rispetto a quanto accade ai colleghi europei. E a fine carriera, dopo 35 anni di servizio, il gap – conclude Pacifico – diventa di oltre 11 mila euro”.

LA MISURA IN VIA DI APPROVAZIONE

In pratica, spiega la stampa specializzata, “i lavoratori (sia i dipendenti pubblici che quelli privati) si troveranno in busta paga una somma che ordinariamente va invece allo Stato come contributo per la pensione”, senza che però questa venga intaccata “La riduzione del versamento attualmente in vigore, che si traduce in corrispondente incremento in busta paga, è dello 0,8 per cento. Ora si aggiungerà un ulteriore taglio dell’1 per cento, per cui l’aliquota contributiva a carico del lavoratore scenderà temporaneamente al 7,39% (dall’originario 9,19%).

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