Stipendi, i sindacati puntano ad aumenti a 3 cifre. Ma al momento non si va oltre gli 85 euro lordi

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Il rinnovo del contratto, in linea di massima, è alle porte. Si attende l’atto di indirizzo per l’ARAN e poi via alle trattative. I sindacati da un lato non si fanno molte illusioni ma dall’altro non perdono la speranza e invocano quelle risorse aggiuntive in legge di bilancio che possa portare ad aumenti di stipendio dignitosi per il personale docente, ancora indietro rispetto alla maggior parte dei colleghi europei.

I dati Euridyce

A riportare al centro della scena il nuovo CCNL è senza dubbio l’ultimo rapporto Euridyce: analizzando i principali risultati del rapporto, emergono significative differenze tra i Paesi europei negli stipendi annuali di base degli insegnanti all’inizio della loro carriera, che possono variare, a seconda del paese, da 5.000 a 80.000 euro lordi. Risultato? Ci sono Paesi come l’Italia in cui gli insegnanti anche con una significativa anzianità di servizio raggiungono modesti aumenti di stipendio. Nel paese gli stipendi iniziali degli insegnanti possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio.

Ecco perchè la questione contratto ritorna prepotentemente al centro del dibattito. I sindacati nei giorni scorsi sono tornati alla carica, pur riconoscendo le difficoltà oggettive di poter arrivare agli aumenti stipendiali soddisfacente per i lavoratori.

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Pressing dei sindacati

Nei giorni scorsi, ad Orizzonte Scuola, Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, ha spiegato: “I contratti si fanno se ci sono i soldi per per rinnovarlo. Non basta la buona volontà. Di fatto il governo non si è concentrato per il rinnovo, fino a questo momento. Noi abbiamo un problema grande, il comparto scuola è il più povero di tutti. All’interno della Pubblica amministrazione ci sono 350 euro di differenza fra il personale scolastico e gli altri impiegati pubblici. Dobbiamo capire se il Governo vuole investire su scuola e università e ricerca. Vogliamo chiedere un incontro urgente al Ministro per capire quale sia l’intenzione del Governo”.

Per Lena Gissi, intervenuta a La Repubblica, “la retribuzione media di tutti i dipendenti della pubblica amministrazione è di 36.782 euro mentre il settore specifico della scuola può contare su una retribuzione media di 30.143 euro (esclusi i dirigenti). Vi pare ancora possibile? A noi no, è ora di mettere mano al differenziale delle retribuzioni tra la media della pubblica amministrazione e la scuola che risulta essere superiore ai 6.000 euro. Serve affrontare gli step necessari per arrivare al riequilibrio”. E ancora: “Abbiamo lasciato il governo giallo-verde che ci aveva garantito il rinnovo a tre cifre, impegno assunto anche all’epoca del ministro Fioramonti. Siamo al governo Draghi e le tre cifre non le abbiamo ancora viste. Invece abbiamo bisogno di discuterne. Non solo, vogliamo ottenere l’obiettivo nel successivo contratto del 2022-24 di superare i 300 euro“.

Anche Rino Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda degli insegnanti, ha detto ad Orizzonte Scuolanon da oggi le retribuzioni sono tra le più basse dei paesi sviluppati mentre gli impegni di orario e il calendario scolastico sono equiparabili a quelli dei loro colleghi europei. Ad esempio: se le ore di lezione del docente italiano variano da 18 a 25 a seconda dell’ordine di scuola, il collega tedesco fa generalmente 22 ore ma di 45 minuti e quindi finisce per insegnare meno percependo una retribuzione doppia”.

Per Elvira Serafini, segretaria generale Snals Confsal, “il personale della scuola viene sempre di più caricato di compiti aggiuntivi e di connesse nuove responsabilità ed ha dimostrato di saper adattare la propria funzione ad ogni circostanza e nelle condizioni più drammatiche, impiegando tempi di lavoro non riconosciuti, non quantificabili e non remunerati. Ora occorre dire basta!“, E avverte: “Se non ci saranno adeguate assicurazioni sull’incremento delle risorse, lo Snals ritiene che non ci siano le condizioni per avviare alcuna trattativa per il rinnovo contrattuale“.

Secondo Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, occorre ricordare che “mancano almeno 4 miliardi per poter recuperare il costo della vita negli ultimi 13 anni”.

Il sindacalista ricorda che “i prezzi al consumo sono saliti, ma gli stipendi sono rimasti fermi, nonostante il contratto firmato per il triennio 2016-2018 dopo quasi dieci anni di blocco contrattuale“. E nel nuovo contratto, esorta Pacifico, dovranno essere previste diverse indennità oggi negate al personale scolastico.

Le cifre dal DEF confermano: risorse insufficienti

Secondo le ultime stime che riguardano il DEF approvato nei giorni scorsi, al pubblico impiego andranno circa 2 miliardi che vanno divisi per oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, di cui poco meno della metà della scuola. A ben guardare le risorse per i contratti pubblici sono insufficienti, al momento. Esattamente come ci si aspettava.

Per il rinnovo contrattuale, il punto di partenza è il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, sottoscritto in data 10 marzo 2021. Gli ultimi conteggi dei tecnici del governo e dei sindacati di categoria, risalenti allo scorso maggio, prevedono un incremento del 4,07% della retribuzione pari a circa 107 euro medi mensili.

A cui però bisogna sottrarre i 575 milioni utilizzati per pagare l’indennità di vacanza contrattuale, l’elemento perequativo (risulta coinvolto circa il 40% del personale, soprattutto della scuola), e i trattamenti accessori del personale militare e di polizia e vigili del fuoco.

In totale, per quanto riguarda l’istruzione dovrebbero essere previsti 1,7-1,8 miliardi, che garantirebbero – al netto di eventuali risorse aggiuntive – circa 87 euro di incremento medio loro mensile, compreso l’elemento perequativo da 11,50 euro medi previsto dal precedente Ccnl 2016-2018.

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