Stipendi docenti, tutti li vogliono aumentare. Ma con il prossimo contratto si prevedono circa 50 euro netti in più in busta paga

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Aumentare gli stipendi degli insegnanti. Sembra essere il leitmotiv più diffuso negli ultimi anni. Politici, sindacalisti, intellettuali. Tutti chiedono che lo stipendio del docente italiano sia basso e dunque va incrementato. Eppure, non si prospettano novità importanti per il portafogli degli insegnanti, che tendenzialmente sembra resteranno ancora vuoti per un po’.

I numeri impietosi: 35 anni per raggiungere il massimo

Nell’ultimo Quaderno Eurydice “Insegnanti in Europa: Carriera, sviluppo professionale e benessere“ ci si focalizza anche sul livello di soddisfazione degli stipendi degli insegnanti.

L’analisi delle risposte fornite dagli insegnanti mostra che nel complesso, a livello UE, solo il 37,8% degli insegnanti considera il proprio stipendio soddisfacente o molto soddisfacente, con molti paesi che mostrano percentuali inferiori al 30%.

In Italia, oltre alla progressione lenta, l’aumento dello stipendio è relativamente modesto rispetto ad altri paesi e gli insegnanti devono lavorare per 35 anni per raggiungere il massimo dello stipendio, che è circa il 50% in più dello stipendio iniziale.

Questo, si legge sul rapporto, evidenzia che la progressione retributiva non è solo una questione di quanto si guadagna, ma anche di quanto tempo ci vuole per progredire, e i politici potrebbero lavorare sulla struttura retributiva nel suo complesso tenendo conto di entrambe le dimensioni.

Tutti d’accordo: aumentare gli stipendi. Ma intanto dal contratto…

Ecco allora che tutti chiedono un intervento serio per le retribuzioni dei docenti.

Lo stesso Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha ammesso recentemente: “Lo so, – ha detto – noi paghiamo troppo poco sia i nostri insegnanti che i nostri presidi. Stiamo facendo delle battaglie titaniche con la ragioneria per farlo capire. C’è un problema di fondo, dobbiamo riportare anche la professione di insegnante a essere percepita. La nostra collettività non sa cosa fa oggi un insegnante, una maestra. Dobbiamo sforzarci di far capire di più quello che stiamo facendo”.

La trattativa con i sindacati all’Aran per il rinnovo del contratto è iniziata ma ancora non si è trattata la parte economica della questione. Su questo punto, la base di partenza sono l’atto di indirizzo e le risorse stanziate delle ultime leggi di bilancio.

L’obiettivo prefissato dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi è di un aumento di 100 euro per ogni docente anche se la cifra reale di partenza è ferma intorno ai 90 euro.

Andando nello specifico, secondo gli ultimi dati, con le risorse a disposizione che ammontano a circa 2 miliardi, si punta a riconoscere al corpo docente, un incremento del 3,8%, cioè circa 90 euro lordi, dunque 50-55 euro netti in busta paga.

Con le risorse per gli arretrati ancora da quantificare, verrebbe ricompreso nell’aumento il cosiddetto elemento perequativo da 11,50 euro medi previsto dal precedente CCNL 2016-2018. In quel caso erano stati garantiti ai docenti aumenti retributivi medi di 96 euro lordi al mese (da 80,40 euro minimi a 110 massimi, in base ad anzianità e grado di scuola).

A proposito degli stipendi degli insegnanti, nel suo ennesimo intervento a difesa degli insegnanti, la scrittrice Dacia Maraini ha detto: “la paga degli insegnanti è vergognosa e sta lì a provare quanto poco conta l’insegnamento nella visione del Paese”.

Secondo Maraini, “nelle ultime riforme si è sempre pensato a tagliare e a screditare la scuola. La si è voluta trasformare in un’azienda tanto che il preside è stato chiamato dirigente, ma la scuola non è un’azienda, non deve produrre, ma formare. Si dovrebbe investire di più, economicamente e culturalmente”.

A porre la questione aumento di stipendio è stato anche Matteo Salvini, leader della Lega: “abbiamo insegnanti tra i peggio pagati d’Europa”, quindi, per riformare la scuola occorrerebbe ”ripartire dalle retribuzioni” degli insegnanti.

Anche dal Pd la riflessione sulla retribuzione dei docenti è centrale. Lo ha ribadito il senatore Roberto Rampi pochi giorni fa su Orizzonte Scuola Tv: “Il rinnovo contrattuale e l’aumento degli stipendi nella scuola è un fatto fondamentale. E tutto quanto c’è di buono nella riforma deve partire dal fatto che va qualificata la figura del docente. E non si qualifica la figura del docente se non si aumentano gli stipendi. Lavorare nella scuola non può essere considerato di serie B”.

Nelle ultime ore anche il sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso, ha puntato l’attenzione sul tema: “Da sottosegretario, ma soprattutto da insegnante – dice Sasso – mi auguro che in vista di settembre i partiti che compongono la maggioranza di Governo siano coesi sugli obiettivi che riguardano la scuola, a cominciare dall’adeguamento della retribuzione degli insegnanti e dalla stabilizzazione dei docenti precari, soprattutto sul sostegno. Solo con insegnanti motivati, gratificati e determinati possiamo davvero offrire il meglio ai nostri studenti e alle loro famiglie”.

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