Stipendi docenti italiani fermi da 5 anni, Anief: basta indugi, servono 300 euro netti a dipendente

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La rete Eurydice ha sancito, con il Rapporto annuale TEACHERS’ AND SCHOOL HEADS’ SALARIES AND ALLOWANCES IN EUROPE 2019/20, che “in un quarto dei sistemi educativi analizzati, gli stipendi iniziali degli insegnanti adeguati all’inflazione sono rimasti invariati o sono risultati addirittura inferiori. In Italia, così come in Francia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni”.

Il risultato è che in Italia gli stipendi medi degli insegnanti si collocano in un range tra 22.000 e 29.000 euro lordi annui, mentre tra 30.000 e 49.000 euro, sono quelli dei docenti in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia. Infine, stipendi superiori a 50.000 euro si registrano in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein.

“Bruxelles conferma quello che Anief sostiene da anni – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: il rapporto Eurydice su stipendi e indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa, attraverso il quale vengono analizzate anche le differenze di stipendio tra i livelli di istruzione, ci dice i nostri docenti prendono stipendi che non sono adeguati nemmeno al costo della vita. La verità è che tra il 2009 e il 2015 gli stipendi sono stati bloccati e che un anno, il 2013, ancora oggi non vale nella ricostruzione di carriera. Tradotto in cifre, si tratta di recuperare circa 7-8 punti percentuali rispetto all’inflazione: ecco perché abbiamo chiesto almeno 300 euro netti di aumento a dipendente in vista del prossimo rinnovo del contratto, come pure una progressione di carriera finalmente degna di questo nome. I 104 euro mensili lordi di aumento medio previsti per il pubblico impiego dalla Legge di Bilancio sono solo un ‘antipasto’”.

“I compensi del personale scolastico, ad iniziare da quelli dei docenti, – continua Pacifico – non possono ignorare l’entità di quelli assegnati in Europa: non possiamo essere gli ultimi rispetto alla media europea e devono contenere specifiche indennità: di rischio biologico e non assegnarla al tempo del Covid ha dell’incredibile. C’è poi un’indennità di sede, cioè una indennità di trasferta che dovrebbe essere assegnata a tutti i docenti e Ata che vengono trasferiti o prendono servizio in un posto diverso dalla propria residenza. Infine, serve un’indennità di incarico: se sono precario non devo poi fare ricorso per andare in Cassazione a farmi riconoscere quella indennità che i giudici mi riconoscono poiché ho avuto più di tre anni di contratti a tempo determinato. Questa è la strada per recuperare un gap stipendiale sempre più intollerabile”.

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