Stipendi docenti, Italia sempre indietro. Sinopoli (Flc Cgil): “Tema che contribuisce a demotivare chi lavora. Investire sul salario è investire sulla dignità”

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“Parliamo di condizioni salariali di grande ritardo non solo rispetto agli omologhi di altri Paesi europei, ma anche nel confronto con altri comparti. L’istruzione, però, è un settore strategico e questo dato dovrebbe far riflettere tutto il Paese”.

Lo spiega all’AGI Francesco Sinopoli, segretario generale Flc Cgil, che fa il punto sulle retribuzioni degli insegnanti.

Il divario si è aggravato negli anni in cui la contrattazione è stata bloccata, ora stiamo finendo di rinnovare il contratto ma, adesso, sarebbe il momento di finanziare il rinnovo di cui dovremmo già discutere. Nella legge di bilancio, invece, c’è zero per il rinnovo del contratto. Pensiamo quindi a un contratto che dovrebbe essere tutto finanziato il prossimo anno, con un’inflazione al 12 per cento”, aggiunge il sindacalista.

Investire sul salario è investire sulla dignità – riflette ancora il segretario Flc Cgil – sulla professione come valore sociale. Questo tema contribuisce a demotivare rispetto alla professione, è come se l’dea di poter ottenere degli aumenti per gli insegnanti sia scartata a prescindere“.

Sinopoli in conclusione traccia il quadro: “Il problema della scuola non è chi ci lavora ma le condizioni di lavoro, che sono al limite. Finanziare un contratto di quella portata richiede una grande consapevolezza politica, ma sembra sempre che il tema scali sempre in fondo alle priorità. Assistiamo a tanta retorica trasversale sull’importanza dell’istruzione, ma poi non arriva mai una risposta all’altezza“.

Rinnovo contratto, la parte economica già chiusa

Per quanto riguarda il fronte degli aumenti stipendiali, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, entro pochi giorni, farà un’integrazione dell’atto d’indirizzo per rendere subito esigibili i 300 milioni di euro riferiti alla RPD (retribuzione professionale docenti), ovvero risorse già stanziate nella legge di bilancio 2022 e inizialmente stanziate per la valorizzazione del merito.

Ci sono poi altri 100 milioni una tantum che dovranno finanziare la componente fissa della retribuzione accessoria di docenti e Ata per il 2023 (si tratta nello specifico di 85,8 milioni di euro sono per i docenti e 14,2 milioni di euro per ATA per il 2022, destinati alla RPD e al CIA).

Ricordiamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le organizzazioni sindacali del comparto istruzione e ricerca hanno firmato nella serata dell’11 novembre un accordo politico sul rinnovo del Contratto scuola, cui ha fatto seguito il 12 novembre l’accordo sulla parte economica firmato in ARAN.

Interessati un milione e 200 mila dipendenti pubblici del comparto Istruzione e Ricerca, di cui oltre 850mila insegnanti.

  • un’anticipazione relativa alla parte economica
  • una disponibilità di 100 milioni di euro per il 2022 da destinare alla componente fissa della retribuzione accessoria per l’anno 2022, nella misura di 85,8 milioni per i docenti e 14,2 milioni per il personale Ata.
  • inoltre sono destinati a decorrere dall’anno 2022 89,4 milioni di euro per gli incrementi del personale docente e 14,2 milioni di incrementi per il personale Ata.
  • l’impegno a reperire ulteriori risorse finanziarie, anche nell’ambito della manovra di bilancio 2023, da destinare alla retribuzione tabellare del personale scolastico.

Il testo dell’accordo politico

Il testo dell’accordo economico: chi percepirà arretrati ed aumenti

Il contratto si applica a tutto il personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e a tempo determinato dipendente dalle amministrazioni del comparto indicate all’art. 5 del CCNQ sulla definizione dei comparti e delle aree di contrattazione collettiva nazionale del 3 agosto 2021.

Con la locuzione “istituzioni scolastiche ed educative” vengono indicate: le scuole statali dell’infanzia, primarie e secondarie, le istituzioni educative, nonché ogni altro tipo di scuola statale.

Quindi aumenti e arretrati spettano a tutto il personale in servizio nel periodo considerato, sia con contratto a tempo indeterminato che determinato.

Il testo dell’accordo economico

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