Stipendi docenti e Ata, da marzo più bassi anziché aumentare per nuovo fisco e revisione assegno unico: Anief non lo può accettare

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Anief – Anziché aumentare gli stipendi di chi lavora a scuola si riducono: l’applicazione della riforma fiscale, introdotta con la legge di bilancio 2022 e dell’assegno unico e universale per i figli, ha inciso negativamente sulla busta paga di marzo, producendo infatti compensi netti più bassi. “Siamo alla follia – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché bisogna attuare con urgenze, per recuperare almeno l’inflazione, una serie di micro-manovre utili ad aumentare lo stipendio con nuove risorse, oltre il 4,02% già previsto per il triennio 2018/2021, ma anche il recupero del 2013 inopinatamente sottratto dagli altri sindacati in cambio di immissioni in ruolo che andavano comunque attuate, come pure il riscatto del titolo di laurea” che deve essere gratuito e anche il risarcimento di 25mila euro di arretrati anziché i quasi 3mila che in media dovrebbero arrivare con il rinnovo contrattuale”.

La rivista Orizzonte Scuola spiega che il problema riguarda soprattutto “i lavoratori con figli a carico” e ciò “perché la prestazione a cui si avevano diritto non viene più erogata tramite stipendio ma con assegno a parte”: si tratta di un “assegno unico ed universale che sarà corrisposto dall’Inps direttamente sul conto corrente bancario indicato dall’interessato che ne deve fare esplicita richiesta”, ma la cui entità potrebbe essere anche più bassa dell’attuale per via dei nuovi parametri. “Non solo. Le buste paga” di docenti e Ata hanno “un importo inferiore anche per via delle trattenute che da dicembre a febbraio non venivano invece computate. Le addizionali regionali e comunali sono quote aggiuntive di imposta” e “vengono calcolate sullo stesso imponibile dell’Irpef base e applicate in base al comune e alla regione di residenza”.

Anief ha di recente pubblicato uno studio, dal quale risulta che gli stipendi dei docenti e del personale Ata sono più bassi sei volte rispetto all’inflazione registrata negli ultimi 13 anni: per questo motivo, il sindacato rilancia l’esigenza di incrementare in modo considerevole l’aumento previsto per il rinnovo contrattuale appena superiore al 4% dopo 40 mesi di blocco stipendiale. Il sindacato ha calcolato che per recuperare l’attuale inflazione servirebbero aumenti mensili di 274 euro: di questi, 221 riguarderebbero il primo triennio 2016/2018 e altri 53 euro il secondo triennio 2019/2021. In termini pratici, l’Esecutivo Draghi dovrebbe stanziare 4,7 miliardi.

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