Stipendi docenti differenziati, i Sindacati non ci stanno: il Contratto nazionale non si tocca, aumenti per tutti e interventi diversi per chi sta fuori

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Stipendi insegnanti differenziati su base territoriale: questa l’idea del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, intervistato ieri sull’autonomia nell’ambito di un webinar di Pwc. Ma se l’idea è “sensata” per i dirigenti scolastici dell’ANP, ai Sindacati non piace. Ed è scontro tra forze politiche.

Il ministro è poi intervenuto con una nota e ha rassicurato: “Non è mai stato messo in discussione il contratto nazionale del mondo della scuola, non ho mai parlato di compensi diversi fra Nord e Sud; ho solo riportato una problematica sollevata da alcune regioni riguardo il differente costo della vita nelle diverse città italiane. Insieme con sindacati e regioni si ragionerà anche di questo aspetto, per cercare soluzioni adeguate in favore di docenti e personale scolastico”.

L’idea è stata accolta positivamente dal 55% degli utenti di Orizzonte Scuola interpellati attraverso un sondaggio.

Disappunto totale dalle Organizzazioni sindacali del comparto scuola.

La Flc Cgil guidata da Francesco Sinopoli si dice pronta allo sciopero: “Così si fa la cosa peggiore in un Paese che ha bisogno di superare i divari. Altro sarebbe incentivare il personale a restare nei terrori, superando il vincolo che impedisce la mobilità agli insegnanti ma non c’entra nulla con quello che dice Valditara. Siamo pronti a mobilitarci ma credo che questa, se sarà una proposta, verrà rigettata non solo dal mondo della scuola: il tema si porrà per qualunque contratto collettivo nazionale“.
E sul possibile ingresso di privati a finanziare la scuola Sinopoli aggiunge: “il combinato disposto tra ingresso dei privati e disarticolazione del sistema contrattuale è la distruzione della scuola pubblica, è la cosa peggiore che si può fare“.

“Se veramente si vuole sostenere la scuola statale nazionale, e il lavoro che oltre un milione di persone – non solo docenti ma anche ATA e Dirigenti – svolge ogni giorno per farla funzionare al meglio, allora bisogna investire risorse statali sia nelle spese strutturali che nei capitoli delle spese correnti, rinnovare i contratti per tempo, utilizzare le risorse messe a disposizione dall’Europa e sottrare la scuola dai vincoli di bilancio per riconoscere a tutto il personale della scuola stipendi dignitosi che valorizzino il lavoro di tutti i giorni, da nord a sud. Per quanto riguarda l’idea di capitali privati da destinare l’istruzione pubblica è un’idea che ciclicamente, da vent’anni, viene tirata fuori come l’uovo di Colombo. Nessuna contrarietà se risorse private giungessero a sostegno della scuola statale nazionale”. Così commenta Giuseppe D’Aprile, segretario Uil Scuola Rua.

Le risorse in primo luogo devono essere trovate dal Governo per allineare gli stipendi di tutti i lavoratori almeno all’inflazione, cresciuta di 8,4 punti solo l’anno scorso e con un altro -6% atteso a fine 2023, contro la quale è stata adottata solo una mini-indennità di vacanza contrattuale” sostiene Marcello Pacifico, Presidente nazionale Anief. “Poi – aggiunge – devono essere trovate altre risorse per ristorare tutti coloro che lavorano lontano dal proprio domicilio, dando loro indennità specifiche per la trasferta. In realtà, non bisogna finanziare solo la continuità didattica, ma sostenere soprattutto il sacrificio di chi spende molto spesso tutto il proprio stipendio per andare a lavorare a centinaia di chilometri da casa”.

Va fatto salvo il contratto nazionale ma già oggi le Regioni possono assegnare alle scuole risorse per il personale“ commenta la Segretaria della Cisl Scuola Ivana Barbacci.

Per il Segretario Generale dello Snals-Confsal, Elvira Serafini, “l’unitarietà nazionale del sistema istruzione e ricerca non deve essere messa in discussione e, conseguentemente, il contratto collettivo è e deve rimanere nazionale. E’ compito dello Stato colmare i divari sociali e salariali del territorio italiano senza prevedere ipotesi di autonomie differenziate, come lo Snals-Confsal chiede con forza da anni ritenendo di trovare la giusta condivisione nelle interlocuzioni con il Ministro Valditara“.

Per il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio, l’idea è “inaccettabile e in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione” e si potrebbe pensare invece “a interventi soprattutto sulla casa e sui trasporti, ma non sulle retribuzioni“.

Stipendi docenti legati al costo della vita, la proposta piace ai presidi, opposizione attacca: “Si crea diseguaglianza”. Il ministro precisa: “Mai parlato di compensi diversi”

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