Stipendi docenti, anche il Papa dice che sono bassi. Anief: dopo la pandemia aumenti

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Anief – Secondo Bergoglio, “davanti alle sfide dell’educazione ruolo cruciale è quello dei docenti, sempre sottopagati. La loro funzione deve essere riconosciuta e sostenuta con tutti i mezzi possibili. È necessario che abbiano a disposizione risorse nazionali, internazionali e provate adeguate”.

I numeri danno ragione al Pontefice: pur lavorando come o più dei colleghi degli altri paesi, il disavanzo rispetto alle media Ocse rimane alto, con la Germania che a fine carriera assegna compensi praticamente doppi.

Marcello Pacifico (Anief) sostiene che è ora di ridurre il gap: “Basterebbe pensare al lavoro immane prodotto in questi ultimi due mesi con la didattica a distanza. Con le famiglie che fanno a gara a ringraziarli. Per non parlare degli studenti, che nel 90% dei casi si dicono soddisfatti di come stanno operando i loro insegnanti in modalità telematica, anche convivendo con problemi non indifferenti connaturati nella tecnologia e nella mancanza totale di relazione diretta. Chi sta al Governo è bene che si renda conto che non si può continuare a lodare gli insegnanti e a dargli però solo pacche sulle spalle: il lavoro, come dice la Costituzione, va remunerato per quello che vale. È bene che si valorizzi una volta per tutte il ruolo della professione docente andando a reperire quei 4 miliardi di risorse pubbliche utili ad assegnare loro una cifra stipendiale aggiuntiva di 240 euro netti mensili, affrancandosi così dai 70 euro medi oltre ai quali non si è riuscite andare con le ultime due leggi di Stabilità”.

Ancora una volta Papa Francesco ha avuto un pensiero per gli insegnanti: dopo avere chiesto qualche giorno fa di stargli vicino perché “devono lavorare tanto per fare lezione via internet e altre vie mediatiche”, stavolta il Pontefice si è soffermato su un dato inequivocabile: sono mal pagati, nonostante il servizio che rendono.

I NUMERI GLI DANNO RAGIONE

Le parole di Bergoglio sono confutate dai dati ufficiali sugli stipendi dei docenti italiani messi a confronto con quelli dei colleghi d’oltre confine: secondo l’ultimo rapporto “Education at glance 2019” curato dall’Ocse, per un maestro della primaria il salario a fine carriera arriva a 44.468 dollari, contro una media Ocse di 55.364 dollari.

Nella scuola media, ricorda Orizzonte Scuola, la retribuzione per un professore italiano a fine carriera è di solo 48.833 dollari, contro i 57.990 della media Ocse. Alle superiori a fine carriera, un professore prende 51.045 in Italia, la media OCSE è 60.677 euro. È esemplare, infine quanto percepisce in media un professore tedesco delle superiori, sempre a fine carriera: ben 96.736 dollari, quindi esattamente il doppio dei nostri insegnanti.

IL PARERE DEL SINDACATO

“La bassa percezione che l’opinione pubblica italiana ha verso gli insegnanti nasce proprio da questo trattamento ingiusto, che anche il Papa ha giustamente rimarcato – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, visto che stiamo parlando di mille euro medi in meno al mese che a fine carriera ogni docente continua a non percepire. Eppure nostri docenti non meritano questo trattamento. Ad iniziare dal fatto che la categoria svolge un numero di ore di lavoro anche più alto di quello dei docenti degli altri Paesi. È bene che questo sia bene evidenziato, perché quando sarà terminata l’emergenza del Covid-19 pensiamo proprio che sarà giunto anche il momento per sederci attorno al tavolo con l’amministrazione per rinnovare il contratto e dare ai nostri docenti, come per tutto il personale della scuola, quello che meritano”.

ANCHE L’ORARIO È SUPERIORE

È bene rimarcare, quindi, che l’orario di lavoro, quello cosiddetto settimanale frontale, dei docenti italiani non è, come si sente superficialmente asserire, attraverso dei veri e propri luoghi comuni, inferiore a quello dei colleghi europei. Addirittura, le ore di lezione in Italia risultano superiori alla media europea, sia nella scuola primaria (22 contro 19,6), sia nella scuola secondaria superiore (18 contro 16,3). Mentre si quantificano uguali nella secondaria inferiore (18 contro 18,1). Se poi entriamo nel merito delle ore non frontali, i nostri insegnanti anche in questo caso primeggiano. Perché difficilmente si può riscontrare un altro paese dove i docenti svolgono il lavoro sommerso condotto dagli italiani.

“L’unico modo per andare a recuperare il gap del 10% rispetto all’incremento dell’inflazione registrato da dodici anni al netto degli ultimi aumenti, con 8 punti accumulati tra il 2007 e il 2015 – commenta ancora il presidente Anief – è produrre aumenti sui 240 euro mensili. Non pensi il Governo di presentarsi al tavolo delle trattative con un aumento vicino al 3,48% prodotto con l’ultimo rinnovo contrattuale sottoscritto dagli altri sindacati dopo quasi dieci anni di blocco”, conclude Pacifico.

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